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La Questione Cipriota


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LA QUESTIONE DI CIPRO


    PREMESSA

    Nel luglio del 1974 la Turchia ha invaso la Repubblica di Cipro. Questa azione è stata compiuta in violazione della Carta costituiva delle Nazioni Unite e delle norme basilari che regolano il diritto internazionale. Le conseguenze dell’invasione militare e della seguente occupazione di quasi il 37% del territorio sovrano della Repubblica sono tangibili fino a oggi. Per più di tre decadi, la Turchia continua e persiste nel suo atteggiamento aggressivo. In conseguenza dell’invasione c’è stata l’occupazione militare, la divisione forzata, la deportazione della popolazione, la separazione etnica, la massiccia violazione dei diritti dell’uomo, la colonizzazione, il tentativo secessionista, la distruzione del patrimonio culturale e l’usurpazione delle proprietà. Tali condizioni, imposte dalla Turchia costituiscono una situazione inaccettabile che persiste nell’isola fin dal 1974. Sulla Turchia, che aspira ad aderire all’Unione Europea, grava ancora oggi la responsabilità di avere aggredito un paese membro della stessa Unione. E’ inammissibile questo status quo basato sull’occupazione militare e sulla divisione forzata di un paese indipendente e sovrano. La comunità internazionale deve trovare rimedio a questa situazione.
    Nel suo discorso pronunciato durante la cerimonia di insediamento il 28 febbraio 2008, il Presidente Demetris Christofias ha sottolineato che “non è stato possibile risolvere la questione di Cipro a causa del rifiuto della Turchia di accettare una soluzione che serva gli interessi del popolo cipriota”. Il Presidente Christofias ha proseguito dichiarando che “è giunta l’ora di risolvere la questione in maniera equa, duratura e funzionale e ripristinare i principi del diritto internazionale. Principi violati dalla Turchia con l’invasione compiuta nel 1974 e con l’occupazione di gran parte del nostro territorio della nostra patria”.
    Sulla Turchia, che aspira ad aderire all’Unione Europea, grava ancora oggi la responsabilità di avere aggredito Cipro un paese membro della stessa Unione. La comunità internazionale deve trovare rimedio a questo status quo basato sull’occupazione militare e sulla divisione forzata di un paese indipendente e sovrano.

    Questo opuscolo informativo, riesaminato e arricchito con gli ultimi sviluppi per questa edizione, si pone l’obiettivo di introdurre il lettore negli aspetti basilari di questa importante questione internazionale che è la questione (o il problema) di Cipro, come viene comunemente chiamato. Vuole anche esporre i processi verso una soluzione stabile, rispettosa delle norme europee e delle regole del diritto.
    Questo opuscolo costituisce una guida sintetica su una disputa apparentemente irrisolvibile che si protrae nel tempo. Viene fornito l’ambito più generale, in modo che la situazione attuale e gli sviluppi più recenti siano collocati nella giusta prospettiva storica.
    La fase più recente della questione di Cipro, come si è conformata dal 1974, è esposta nel primo capitolo intitolato “Il Contesto Politico”, mentre “I Riferimenti Storici” sono esposti nel secondo capitolo dell’opuscolo.
    Alla fine ci sono le appendici e la cronologia, che forniscono informazioni utili a integrazione del testo.
    Segnaliamo al lettore che nel testo i termini “turco-ciprioti” e “comunità turco-cipriota” si riferiscono in maniera specifica ed esclusiva ai cittadini legittimi della Repubblica di Cipro, o nati e originari dell’isola che appartengono all’etnia turca. Questi termini non includono, al contrario, escludono categoricamente, le decine di migliaia di coloni illegali trasferitisi dalla Turchia nella parte occupata di Cipro fin dal 1974. L’affluenza di questi coloni, che sono entrati e stabiliti illegalmente nell’isola, fa parte del tentativo costante di Ankara di stravolgere l’equilibrio demografico della popolazione della Repubblica di Cipro.
    Maggiori informazioni su aspetti specifici della questione di Cipro si possono trovare nella pagina web www.moi.gov.cy/pio e nelle numerose altre pubblicazioni dell’Ufficio Stampa e Informazione (PIO). Questo sito web è di facile uso e contribuisce alla fornire uno sguardo d’insieme della questione, sia per quanto riguarda gli sviluppi più recenti, sia per gli avvenimenti più remoti. Sono anche compresi utili link con altre fonti. Sarà di grande utilità per il lettore immergersi in questa preziosa fonte per approfondire le questioni affrontate nel presente opuscolo.



    INTRODUZIONE

    Cipro si è proclamata stato indipendente e sovrano nell’agosto 1960. Sfortunatamente, a causa dell’invasione turca del 1974 e della persistente occupazione militare, la Repubblica di Cipro continua a essere divisa con la violenza. Le disastrose conseguenze di questa invasione, dell’occupazione e della divisione forzata sono le costanti violazioni dei diritti dell’uomo, la colonizzazione massiccia dei territori occupati, l’usurpazione di proprietà, la distruzione sistematica dei monumenti storici e la segregazione su basi etniche.
    Tuttora la questione di Cipro rimane irrisolta. E’ un oltraggio alla legalità internazionale e una minaccia alla stabilità regionale. Il comportamento della Turchia è stato condannato in numerose risoluzioni approvate all’unanimità dal Consiglio di Sicurezza e dall’Assemblea Generale delle Nazioni Unite** Vedi Ministero degli Affari Esteri della Repubblica di Cipro, United Nations Security Council and General Assembly Resolutions on Cyprus 1960-2006, (Nicosia, Press and Information Office, Republic of Cyprus, 2006), in sentenze di corti internazionali e in deliberazioni di importanti organismi internazionali e regionali. La triste realtà è che la maggior parte di queste risoluzioni rimane lettera morta. La conseguenza è che la Repubblica di Cipro, fin dalla fine della Guerra Fredda, rimane l’unico paese europeo tenuto diviso dalla violenza e dall’occupazione straniera.
    Il primo maggio 2004 Cipro ha aderito all’Unione Europea. Non è riuscita a raggiungere questo ambito obiettivo avendo già ottenuto la riunificazione. Il governo e il popolo di Cipro continuano i loro sforzi per ottenere una soluzione durevole che apra la strada a una vera, pacifica e sicura riunificazione del loro paese, in conformità con le regole europee. Solo allora tutti i ciprioti potranno trarre beneficio dell’adesione del paese all’Unione Europea.
    Il 24 aprile 2004 la comunità greco-cipriota ha respinto a grande maggioranza il piano di risoluzione della Questione di Cipro proposto dal Segretario Generale delle Nazioni Unite, poiché era un piano che non garantiva la genuina riunificazione di Cipro, della società, dell’economia e delle sue istituzioni. Malgrado ciò, il governo e la comunità greco-cipriota mantengono risolutamente il loro impegno a sostenere la missione di buoni uffici del Segretario Generale per aprire la strada alle due comunità ad arrivare a una soluzione complessiva.
    Nel suo discorso pronunciato durante la cerimonia di insediamento, il Presidente Christofias ha riproposto questo impegno e ha definito i parametri della soluzione desiderata nei seguenti termini:
    “La soluzione della questione di Cipro sarà la principale priorità del nostro governo. Obiettivo della nostra Presidenza è raggiungere una soluzione equa, duratura e funzionale che ponga fine all’occupazione e alla colonizzazione. Una soluzione che ripristini la sovranità, l’indipendenza e l’integrità territoriale della Repubblica di Cipro ed escluda qualsiasi diritto di intervento militare di potenze straniere nelle nostre questioni interne. Una soluzione che riunisca il territorio, il popolo, le istituzioni e l’economia del nostro paese, nell’ambito di una federazione bi zonale e bi comunitaria.
    La Repubblica di Cipro federale bizonale e bi comunitaria deve avere un’unica sovranità, personalità internazionale e cittadinanza. La soluzione si deve basare sulle risoluzioni su Cipro dell’ONU e rispettare il diritto internazionale e comunitario nonché le convenzioni internazionali in difesa dei diritti dell’uomo.
    Rivendichiamo una soluzione che restauri e rispetti i diritti dell’uomo e le libertà fondamentali di tutto il popolo, dei greco-ciprioti, dei turco-ciprioti, dei maroniti, degli armeni e dei cattolici di rito latino, incluso il diritto al ritorno e alla proprietà dei profughi.
    Rivendichiamo una soluzione che includa il ritiro delle truppe turche di occupazione e la smilitarizzazione della Repubblica di Cipro. Il nostro fine ultimo rimane la smilitarizzazione di tutta Cipro.
    Sosteniamo fermamente l’eguaglianza politica delle due comunità nell’ambito di una federazione, come tale eguaglianza è stata definita nelle relative risoluzioni del Consiglio di Sicurezza”.
    Il Presidente ha chiarito in maniera categorica in molte occasioni che la soluzione ricercata dovrà basarsi sull’evoluzione della Repubblica di Cipro da stato unitario in una Repubblica federale. Il 19 giugno 2008 ha dichiarato:
    “Respingo fermamente certe concezioni sostenute dalla Turchia e da altri riguardo a una forma di cosiddetta “partenogenesi” o a un “nuovo stato consociativo”. L’adesione di Cipro all’UE è un motivo in più, oltre ai mille altri, perché non ci sia partenogenesi o una nuova consociazione tra due stati. Quello che uno può realisticamente aspettarsi è la continuità della Repubblica di Cipro che evolverà in stato federale nell’ambito concordato di una federazione bizonale e bi comunitaria”.
    Dopo aver assunto una serie di iniziative, il presidente Christofias ha avuto un certo numero di incontri con il leader della comunità turco-cipriota Mehmet Ali Talat da marzo a luglio 2008. In questi incontri è stata definita la base di una possibile soluzione. Nel loro quarto incontro il 25 luglio 2008 hanno deciso che il 3 settembre sarebbero iniziati intrapreso negoziati diretti tra le due parti sotto l’egida dell’Organizzazione delle Nazioni Unite, in un tentativo di ottenere una soluzione complessiva della questione di Cipro.
    I negoziati sono iniziati ufficialmente a Nicosia con l’incontro del Presidente Christofias con il leader turco-cipriota Talat alla presenza del Consigliere Speciale del Segretario Generale delle Nazioni Unite Alexander Downer e dell’Inviato Speciale del Segretario Generale a Cipro Tayé-Brook Zerihun. Nel suo messaggio per l’inizio dei negoziati il Segretario Generale ha detto: “Le Nazioni Unite sostengono e incoraggiano le due parti mentre si accingono a compiere questo storico passo, affinché raggiungano una soluzione concordata che riunisca l’isola nell’interesse di tutto il popolo di Cipro”. Ha anche promesso il “sostegno costante” dell’ONU a questo processo negoziale.
    In precedenza il presidente Christofias aveva specificato che:
    “Protagonisti in questo processo in corso sono i leader delle due comunità. Il processo si svolge nell’ambito delle Nazioni Unite e vede il Segretario Generale dell’organizzazione internazionale e i suoi collaboratori svolgere un ruolo di supporto. Avendo ben presenti in mente le esperienze traumatiche del 2004, con il processo regolato da rigide scadenze e con l’arbitrato di allora, abbiamo ben chiarito all’esponente della comunità internazionale che i leader delle due comunità continueranno a essere i protagonisti del processo negoziale. In questo modo eviteremo il ripetersi degli sbagli del recente passato. Vogliamo una soluzione dei ciprioti per i ciprioti e questo è stato compreso dai nostri interlocutori internazionali”.
    Il Presidente ha ripetuto questa sua posizione nel discorso all’Assemblea Generale dell’ONU il 24 settembre 2008, nella quale ha rilevato che: “I ciprioti stessi devono costruire lo stato cui aspirano per la loro società. Il ruolo del Segretario Generale e della comunità internazionale è di supporto e di sostegno”. Qualsiasi tentativo di imporre o di introdurre modelli di soluzione ispirati dall’estero o improvvisati-ha detto- sarà respinto dal popolo di Cipro”.


    IL CONTESTO POLITICO

    Alla ricerca di una soluzione per via negoziale
    Dopo l’invasione della Turchia a Cipro nel 1974, la parte turca ha preteso una soluzione che mantenga separate le due comunità, sia come due stati sovrani separati, che come due stati separati collegati attraverso una forma debole di confederazione.
    Le due comunità si sono accordate nel 1977 e nel 1979 di riunificare Cipro in una Repubblica federale bicomunitaria e bizonale, i cui parametri si sono evoluti nel corso del tempo. Per i greco-ciprioti, che avevano sostenuto fermamente l’idea di uno stato unitario, l’aver accettato una federazione bi zonale e bi comunitaria costituiva l’estrema concessione e il compromesso storico nello sforzo di porre fine all’occupazione militare turca e ottenere la riunificazione di Cipro.
    Come ha rilevato il Presidente Christofias nella sua dichiarazione iniziale in occasione della ripresa ufficiale dei negoziati il 3 settembre 2008,
    “la soluzione sulla base della federazione bizonale e bi comunitaria era una concessione importante da parte del Presidente Makarios nel 1977 e questo deve essere dovutamente riconosciuto. Vorrei essere chiaro fin dai primi passi di questo processo: con questa specifica concessione la parte greco-cipriota ha esaurito i margini che può oltrepassare. Non si può accettare né una confederazione né una nuova associazione di stati per una partenogenesi. La soluzione federale sarà una nuova associazione tra le due comunità”.
    Nel processo di pace sotto l’egida dell’ONU fin dal 1977 ci sono stati tentativi per definire l’ambito di questa soluzione federale. I negoziati puntano a trovare un compromesso tra gli interessi delle due parti sotto un governo centrale comune. Le questioni riguardanti i mezzi e i fini di una soluzione federale complessiva si sono trasformate in problemi irrisolti soprattutto a causa dell’intransigenza della Turchia- la potenza occupante- che detiene la chiave della soluzione finale e che deve subire pressioni affinché adotti un atteggiamento costruttivo nel processo di pace.
    La risoluzione 367 del 12 marzo 1975 del Consiglio di Sicurezza dell’ONU ha attivato di nuovo la missione di buoni uffici del Segretario Generale, interrotta nel 1974. Da allora ci sono stati negoziati periodici sotto l’egida dell’ONU. Ci sono stati incontri di vertice tra i vari Presidenti della Repubblica di Cipro e i leader turco-ciprioti, colloqui in prossimità, proposte per edificare la fiducia (confidence building measures), mentre sono stati presentati vari piani dall’ONU e da latri inviati stranieri. Tutte queste iniziative non sono riuscite a risolvere la questione di Cipro per una serie di motivi tra i quali sono i seguenti:
    • Non sono state applicate le risoluzioni del Consiglio di Sicurezza dell’ONU.
    • Terze parti hanno messo in primo piano i loro interessi economici e politici sacrificando il raggiungimento una soluzione duratura e funzionale che dia risposta alle preoccupazioni dello stato cipriota e di tutti i ciprioti
    • La politica intransigente di tutti i successivi governi turchi, i quali sostenevano che la questione di Cipro è stata “risolta” nel 1974.
    • Il clima politico nella comunità turco-cipriota e l’insistenza dei leader turchi per il riconoscimento della cosiddetta “RTCN”
    • Il fatto che tutte le maggiori concessioni avanzate nel processo negoziale sono state fatte dalla parte greco-cipriota
    • Il fatto che le varie proposte di “soluzione” della questione di Cipro presentate ignoravano il diritto internazionale, la normativa comunitaria e le sentenze di varie Corti regionali e nazionali che hanno valore legislativo.

    L’assenza di progressi della missione di buoni uffici del Segretario Generale ha portato i leader del Gruppo degli Otto (G8) il 20 giugno 1999 a lanciare un appello alle due parti a incominciare negoziati complessivi senza condizioni e a impegnarsi a continuare il negoziato fino a quando non abbiano trovato una soluzione basata sul pieno rispetto delle relative risoluzioni dell’ONU e dei Trattati internazionali. Questa proposta è stata sostenuta anche dalla risoluzione 1250 del 29 giugno 1999 del Consiglio di Sicurezza dell’ONU. Il processo ha attraversato varie fasi ed è stato coronato con la proposta dell’ONU meglio nota come “Piano Annan”, sottoposto per la prima volta alle parti nel novembre 2002 e in seguito nella sua forma definitiva (“Piano Annan V”) nel marzo 2004.

    Argomenti in discussione dopo il 1974
    Dal 1974 la questione di Cipro è un problema di invasione militare e di persistente occupazione, in violazione delle relative risoluzioni, approvate all’unanimità, del Consiglio di Sicurezza dell’ONU. I negoziati, in particolare dopo il 16 gennaio 2002, puntavano a una soluzione complessiva per la riunificazione di Cipro. Nel tutto il corso di questo processo il governo di Cipro puntava su una soluzione che comprendesse le regole democratiche, le risoluzioni del Consiglio di Sicurezza dell’ONU, il diritto internazionale, la normativa dell’Unione Europea e le relative sentenze legali. Tra gli argomenti in discussione vi erano:
    • L’applicazione delle risoluzioni del Consiglio di Sicurezza dell’ONU e degli Accordi ad Alto Livello che prevedono una federazione bizonale e bi comunitaria
    • Una nuova formula di assegnazione delle competenze del governo federale, che deve essere dotato di potere sufficiente per garantire la governabilità, l’unità della Repubblica e fare fronte agli impegni assunti con l’Unione Europea e con la comunità internazionale.
    • La piena continuità della Repubblica che preveda un’unica sovranità e personalità in campo internazionale, nonché un’unica cittadinanza.
    • Garanzie sull’indipendenza e l’integrità territoriale della Repubblica con l’esclusione dell’annessione totale o parziale dell’isola a un altro paese, oppure della spartizione o della secessione del suo territorio
    • L’eguaglianza politica tra la comunità greco-cipriota e quella turco-cipriota, in base alle relative definizioni delle risoluzioni del Consiglio di Sicurezza
    • Garanzie di deterrenza contro le interferenze straniere e nessun diritto di intervento unilaterale da parte di paesi terzi
    • Il ritiro delle truppe straniere come richiesto dalle relative risoluzioni del Consiglio di Sicurezza e dell’Assemblea Generale dell’ONU
    • Il ritorno dei cittadini deportati ai luoghi di origine e l’adozione di un sistema di risarcimenti sulle proprietà che tenga conto della Convenzione Europea e delle relative sentenze legali
    • Il diritto ad acquistare immobili e a risiedervi ovunque a Cipro, senza quote o limitazioni basate su criteri etnici o religiosi
    • Il pieno rispetto dei diritti dell’uomo di tutti di ciprioti, come previsto dalla Convenzione Europea
    • Il ritorno in Turchia dei coloni che si sono illegalmente stabiliti sull’isola, con l’esclusione di un limitato numero di casi per ragioni umanitarie
    • La piena compatibilità di ogni soluzione concordata con gli impegni e i diritti della Repubblica di Cipro dentro l’Unione Europea
    • La piena smilitarizzazione dello stato cipriota

    Negoziati sotto l’egida dell’ONU, 2002-2004
    Questo intervallo di tempo ha visto il Segretario Generale delle Nazioni Unite compiere lo sforzo maggiore, nell’ambito della sua missione di buoni uffici, per trovare una soluzione complessiva della questione di Cipro. Tutti i tentativi precedenti, in particolar modo quelli che si sono svolti nel periodo 1999-2000, non hanno ottenuto alcun risultato a causa della pretesa turca di ottenere il riconoscimento dell’autoproclamato “stato” nel territorio della Repubblica occupato dalla Turchia.
    I colloqui diretti tra il Presidente Glafkos Clerides, in rappresentanza della comunità greco- cipriota, e il leader turco- cipriota Rauf Denktash, sono iniziati il 16 gennaio 2002, ma non hanno ottenuto alcun progresso. Il Segretario Generale Kofi Annan ha cercato di ottenere un accordo prima del Consiglio Europeo di Copenaghen del 12-13 dicembre, nel corso del quale i capi di stato e di governo avrebbero deciso sull’adesione di Cipro entro il 2004. Per questo motivo, il Segretario Generale ha presentato l’11 novembre 2002 un piano particolareggiato per una sistemazione complessiva della questione (il cosiddetto Annan I). Tenendo conto delle reazioni delle due parti, il piano è stato rivisto il 10 dicembre 2002 (Annan II) e il 26 febbraio 2003 (Annan III).
    Il Segretario Generale si è incontrato con i leader delle due comunità a L’Aia il 10 e l’11 maggio 2003 per verificare la loro disponibilità a sottoporre la sua proposta (Annan III) a due separati referendum, uno per comunità, da effettuarsi simultaneamente. Il Presidente appena eletto Tassos Papadopoulos si è dichiarato d’accordo a sottoporre all’attenzione del popolo cipriota un progetto completo di sistemazione legale e politica dell’intera questione; la Grecia e la Turchia avevano raggiunto un accordo su fondamentali questioni di sicurezza; e vi era tempo sufficiente per dibattere e informare l’opinione pubblica sul piano prima dello svolgimento del referendum. La parte turca ha respinto la proposta del Segretario Generale.
    Nel periodo gennaio- febbraio 2003 ci furono nei territori occupati grandi manifestazioni contro il leader turco- cipriota Rauf Denktash e contro il costante sostegno che Ankara forniva ala sua politica. Il 16 aprile 2003, come previsto, la Repubblica di Cipro ha sottoscritto il Trattato di Adesione all’UE.
    Il 23 aprile 2003, sotto la pressione del crescente malcontento dei turco-ciprioti per la situazione che si era creata nei territori occupati, la Turchia e la dirigenza turco-cipriota sono state costrette a rimuovere parte delle restrizioni da loro imposte fin dal 1974 lungo la linea del cessate il fuoco delle Nazioni Unite, negli spostamenti dei greco-ciprioti e dei turco- ciprioti da e verso i territori occupati. Da allora sono migliaia i ciprioti che attraversano regolarmente la linea del cessate il fuoco e sono, inoltre, migliaia i turco- ciprioti che si recano quotidianamente nei territori sotto il controllo della Repubblica, altri per lavorare, altri per richiedere dalle autorità della Repubblica passaporti e vari documenti e altri ancora per usufruire dell’assistenza medica gratuita cui hanno diritto. Questi pacifici spostamenti hanno fatto crollare il mito coltivato per anni dalla propaganda turca, che la convivenza tra le due comunità era impossibile. E’ ovvio, comunque, che questo tipo di provvedimenti non possano sostituire la soluzione complessiva della questione.
    Il governo degli Stati Uniti ha prontamente capitalizzato la disponibilità della parte greco- cipriota di partecipare a nuovi negoziati. Sulla base del consenso scaturito negli incontri con il premier turco Recep Tayyip Erdogan a Washington nel gennaio 2004, il governo degli Stati Uniti ha convinto il Segretario Generale Kofi Annan a chiedere la ripresa dei negoziati a New York.
    Il 13 febbraio 2004 le due parti hanno concordato di iniziare negoziati in buona fede a Nicosia per apportare variazioni all’interno dell’impostazione del piano Annan III. Nel caso in cui si continuasse a non trovare alcuna soluzione, anche dopo il coinvolgimento della Grecia e della Turchia, Kofi Annan avrebbe definito un suo testo da sottoporre in seguito al giudizio di due referendum tra le due comunità dall’isola, da tenersi separatamente e simultaneamente.
    Questo fatto ha comportato un cambiamento importante nella missione di buoni uffici del Segretario Generale nella sua missione di buoni uffici, come era stata definita fin dal 1964. Senza autorizzazione da parte del Consiglio di Sicurezza, il Segretario
    Generale ha assunto un potere di arbitraggio come condizione per l’inizio di un nuovo giro di negoziati. Nell’accogliere questa formulazione, i greco- ciprioti hanno ritenuto che il Segretariato Generale avrebbe mantenuto il suo atteggiamento di imparzialità e di aderenza ai principi fondamentali delle Nazioni Unite. Questa valutazione però risultò errata. Fin dai colloqui che ebbero luogo in Svizzera, alla fine di marzo 2004, il Segretariato Generale divenne parte in causa nella disputa promovendo gran parte delle posizioni turche sulla questione di Cipro.
    Questo cambiamento di ruolo del Segretario Generale, insieme con le brevissime scadenze negoziali e l’intransigenza turca, hanno contribuito a vanificare ogni possibilità di condurre trattative serie sia, in un primo momento, a Nicosia, sia, in seguito, a Buergenstock, in Svizzera. Pur di ottenere il consenso della Turchia, quasi tutte le sue richieste furono arbitrariamente comprese nei due piani presentati dal Segretario Generale (Annan IV e Annan V). Il piano Annan V fu sottoposto all’esame delle due parti il 31 marzo 2004. La Turchia, gli Stati Uniti e l’ONU acconsentirono a permettere la presenza dell’UE ai negoziati solo come osservatore, mentre l’UE si è impegnata ad accogliere le deroghe dalla normativa europea previste nel piano Annan V. Il piano del Segretario Generale era un copioso testo di quasi dieci mila pagine. Bisogna inoltre aggiungere che questo complesso documento giuridico non era disponibile nel sito web delle Nazioni Unite se non a poche ore dal referendum. I ciprioti sono stati quindi chiamati a votare su questo testo il 24 aprile 2004, a distanza di appena pochi giorni dall’adesione della Repubblica di Cipro all’UE, il primo maggio.
    I referendum del 24 aprile- Il responso popolare*

    In seguito ad un’intensa discussione pubblica, gli elettori greco- ciprioti hanno respinto con ampia maggioranza il piano Annan V con il 75,8% dei voti contro il 24,2%. Al contrario, il 64,9% degli elettori turco- ciprioti ha approvato il piano. Va rilevato che i coloni provenienti dalla Turchia, che non avevano diritto di voto, sono stati comunque autorizzati a prendere parte alla votazione.
    Il no dei greco- ciprioti non era un voto contro la riunificazione o contro la riconciliazione. Era il rifiuto di un processo che ha condotto a un piano sbilanciato, giudicato dannoso per i legittimi interessi della comunità greco-cipriota e per la sopravvivenza dello stesso stato di Cipro. Era il rifiuto di un piano imperfetto che non portava a una vera riunificazione di Cipro, delle sue istituzioni, del suo popolo e della sua economia. Greco-ciprioti di ambedue i sessi, di tutte le età e di ogni orientamento politico hanno espresso il loro rifiuto con il voto.
    Trova, invece, facile spiegazione il voto favorevole dei turco- ciprioti. Esso significava:
    • Il rifiuto della politica autoritaria di Rauf Denktash
    • La prosecuzione dello “stato” illegale turco-cipriota
    • La legalizzazione di quasi tutti i coloni illegali provenienti dalla Turchia nello stato federativo turco-cipriota
    • Era prevista la presenza permanente di truppe turche a Cipro.
    • La Turchia otteneva diritto di intervento a Cipro

    Infine, il voto turco-cipriota è stato determinato anche dall’attesa di consistenti vantaggi economici derivanti dall’adesione di Cipro all’UE e dall’attesa di sostegno economico da parte della comunità turco-cipriota.
    Il voto negativo dei greco- ciprioti trova spiegazione in tante legittime ragioni, tra le quali le rigide scadenze temporali che gravavano sui negoziati. E’ mancato il tempo per una discussione sostanziale su un testo legale estremamente complesso. Un ruolo hanno svolto anche le minacce esplicite o velate che hanno pronunciato alcune parti nel caso in cui i greco- ciprioti non avessero accolto il piano dell’ONU
    *Vedi Claire Palley, An International Relations Debacle: The UN Segretary- General’s Mission of Good Offices in Cyprus, 1999-2004 (Oxford & Portland, Oregon: Hart Publishing, 2005)

    Le importanti deroghe previste dalla Convenzione Europea per i Diritti dell’Uomo che privavano tutti i ciprioti di diritti fondamentali, nel momento in cui tutti gli altri cittadini europei che risiedevano a Cipro avrebbero goduto pienamente dei loro diritti garantiti dalla Convenzione.
    • La Repubblica di Cipro, riconosciuta a livello internazionale, avrebbe cessato di esistere per essere sostituita da una debole confederazione composta da due stati con ampia autonomia.
    • Era messa seriamente in dubbio la capacità del nuovo stato di funzionare, tenuto conto di quanto prevedeva il piano rispetto al potere esecutivo, legislativo e giudiziario, come pure della presenza di ampia capacità di veto prevista per la minoranza turco- cipriota: terze parti, non cipriote, quindi non responsabili di fronte al popolo di Cipro, avrebbero avuto diritto di voto qualificato in importanti settori dell’attività politica.
    • La forma confederale della Costituzione proposta si traduceva in mancanza di una gerarchia normativa. Questo fatto apriva la strada a conflitti di giurisdizione che avrebbero accentuato il carattere separatorio della nuova entità istituzionale proposta
    • La mancanza di adeguate garanzie per assicurare che gli impegni assunti dalle parti, in particolar modo dalla Turchia, fossero rispettati
    • Il peso economico della soluzione proposta -la convergenza economica tra le due comunità, la ricostruzione, le riparazioni per le proprietà usurpate, le riparazioni per i coloni, la politica monetaria- sarebbe caduto principalmente sulle spalle dei greco- ciprioti. La Turchia, che con la sua aggressione militare ha diviso l’isola, rimaneva esclusa da ogni responsabilità economica per le sue azioni a Cipro
    • Questioni di sicurezza riguardanti la progressiva diminuzione e la persistente presenza di truppe turche, con ampi diritti di intervento, anche dopo l’eventuale adesione della Turchia all’UE. La futura “riunificata” Cipro veniva esclusa dalla politica comune di difesa e avrebbe dovuto essere completamente smilitarizzata. Le garanzie proposte dalla Turchia violavano l’obbligo di non intervento negli affari interni degli stati e di rispetto dell’integrità territoriale di tutti gli stati
    • Questioni di definizione della cittadinanza, giacché era prevista la permanenza di quasi tutti i coloni turchi a Cipro
    • Le misure previste dal piano per le proprietà violavano diritti fondamentali garantiti dalla Convenzione Europea e violavano sentenze pregresse della Corte Europea.
    • Il piano ampliava i diritti della Gran Bretagna sulle basi a sovranità britannica e sulle acque territoriali della Repubblica
    • Il piano depennava la ratifica da parte della Repubblica di Cipro del Trattato di Montreux (Cipro ha consistenti interessi in campo marittimo). Forniva inoltre alla Turchia diritto pressoché di veto sulla piattaforma continentale di Cipro
    • Il piano violava la Convenzione Europea, negando ai ciprioti il diritto di avere proprietà e di stabilirsi ovunque lo desiderino, come tutti i cittadini europei, senza subire quote restrittive in base al gruppo etnico o alla religione di appartenenza

    Il piano fu, infine, respinto, perché la stragrande maggioranza dei ciprioti ha ritenuto che non fosse la soluzione migliore per il bene comune dei greco- ciprioti e dei turco- ciprioti. Dopo il referendum, il Presidente Papadopoulos ha dichiarato: “Mentre tutte le pretese della Turchia hanno trovato piena soddisfazione nella stesura definitiva del piano, all’ultimo giorno di negoziati, le fondate preoccupazioni della parte greco- cipriota furono ignorate. Tutte le parti coinvolte nei negoziati erano impazienti di dare soddisfazione alla Turchia e a garantirsi l’assenso della comunità turco- cipriota, ignorando che anche la comunità greco-cipriota, di gran lunga maggioritaria, sarebbe dovuta essere convinta a votare sì al piano proposto. In questo modo, la procedura seguita non è riuscita a soddisfare le fondate preoccupazioni, i bisogni e gli interessi di ambedue le parti”.
    L’esito negativo del referendum ha reso il Piano Annan invalido in tutte le sue parti.
    Il cosiddetto isolamento dei turco-ciprioti*
    Dopo la bocciatura del Piano Annan, la Turchia ha intrapreso una campagna propagandistica incentrata sulle parole d’ordine dell’”allentamento”, della “rimozione” e della “fine dell’isolamento” dei turco-ciprioti e del superamento del “dislivello economico” tra le due comunità dell’isola. Questa campagna ha avuto l’effetto di disinformare ampiamente sulla reale situazione di Cipro e di portare ad alcune proposte equivoche che (Vedi Miltos Miltiadou, Per una Cipro riunificata. Il mito dell’”isolamento” dei turco-ciprioti, III edizione, (Nicosia, Ufficio Stampa e Informazione, Repubblica di Cipro, 2010) sostenevano di puntare al miglioramento della situazione economica dei turco-ciprioti. La Turchia, in particolare, ha cercato di ingannare parte della comunità internazionale, sostenendo che il governo di Cipro e la comunità greco-cipriota erano responsabili della situazione sfavorevole in cui si erano trovati i turco-ciprioti.
    La Turchia è ricorsa a questo tipo di approccio per due motivi: per distogliere l’attenzione, in considerazione delle sue ambizioni europee, dalla persistente occupazione militare di Cipro e ottenere una riqualificazione del regime illegale nei territori occupati dell’isola.
    In sostanza, Ankara mira a ottenere in favore del regime separatista condizioni economiche proprie di un’entità indipendente, anche se priva del riconoscimento formale. Questo permetterebbe al regime illegale di continuare ad esistere senza che ci sia alcun incentivo alla comunità turco-cipriota di partecipare con spirito costruttivo nel processo di pace per la riunificazione dell’isola. Nel loro sforzo di ottenere sostegno internazionale ai loro fini propagandistici, i governanti turchi hanno fatto ricorso, come argomentazione centrale, alla parola d’ordine della “fine dell’isolamento economico” dei turco-ciprioti, mentre il loro obiettivo è sempre stato squisitamente politico.
    Ogni azione, però, verso un riconoscimento de facto dell’entità illegale secessionista sarebbe una violazione aperta della legalità internazionale e delle Risoluzioni del Consiglio di Sicurezza dell’ONU, in particolare della Risoluzione 541 (1983) e della 550 (1984). Tali azioni, inoltre, minerebbero gli sforzi per riunificate Cipro, obiettivo dichiarato dell’ONU, dell’UE e in generale della comunità internazionale, oltre che delle stesse due comunità dell’isola.
    La situazione sfavorevole in cui si trova la comunità turco- cipriota è il risultato diretto dell’aggressività turca contro Cipro che continua a imporre con la forza la divisione del paese, del suo popolo, delle sue istituzioni e della sua economia. E’ anche il risultato delle politiche sconsiderate portate avanti dai leader turco- ciprioti, che hanno messo al primo posto gli interessi della Turchia e non quelli della loro comunità e di tutta Cipro. Il cosiddetto “isolamento” dei turco-ciprioti è in primo luogo una loro responsabilità, una forma di autolesionismo. Sicuramente non è il risultato di alcuna azione intrapresa dal governo di Cipro, che ha diritto di sovranità su tutta l’isola e che tiene fede al suo impegno di difendere i suoi diritti e il primato della legalità.
    Per fare fronte all’aggressività turca, la Repubblica di Cipro ha adottato una serie di necessarie misure difensive, in modo da preservare la sua indipendenza, sovranità e integrità territoriale, oltre che la sua economia e popolazione.
    Una delle misure era di dichiarare che tutti i punti di ingresso o di uscita (porti e aeroporti) che si trovano nei territori della Repubblica occupati dai turchi non possono funzionare legalmente. Questa misura difensiva, come anche le altre, è stata resa necessaria dal fatto che il governo di Cipro non può esercitare alcun tipo di controllo sui territori occupati dalle forze armate turche.
    Secondo il diritto internazionale, la Repubblica di Cipro è l’unica autorità legale riconosciuta e ha la responsabilità esclusiva per quanto attiene i trasporti aerei e marittimi, gli scambi commerciali, la sicurezza e altri argomenti del genere sul suo territorio. Sempre secondo il diritto internazionale, il regime imposto dalla Turchia nella parte occupata di Cipro è illegale. Tutte le sue “autorità” imposte, oppure le loro “norme” o i “documenti”, non hanno alcun valore né politico né legale né a Cipro né altrove nel mondo.
    Come hanno affermato le Corti Europee e il Consiglio di Sicurezza dell’ONU, il regime turco- cipriota non ha alcuno status legale per la comunità internazionale. La Corte Europea dei Diritti dell’Uomo ha definito tale regime illegale come “un’amministrazione locale succube alla Turchia”, competente per la parte occupata di Cipro. (vedi Appendice 2)
    L’esperienza ha chiaramente dimostrato che l’occupazione militare del nord di Cipro ha danneggiato ambedue le comunità dell’isola, sia quella greco-cipriota che quella turco-cipriota, ciascuna in maniera differente. Ha anche dimostrato la diretta responsabilità della persistente occupazione militare per qualsiasi senso di “isolamento” possano percepire i turco- ciprioti. La verità è che la Turchia impedisce ai turco-ciprioti di esprimere tutte le loro potenzialità e priva loro di importanti benefici e opportunità cui hanno diritto in quanto cittadini della Repubblica di Cipro e dell’UE.
    Il governo di Cipro si è costantemente preso cura della situazione economica dei turco-ciprioti. E’ stato facilitato il suo servizio dalla parziale rimozione nel 2003 delle limitazioni che erano state illegalmente imposte dalle truppe turche sulla libera circolazione di persone attraverso la linea del cessate il fuoco che si estende lungo tutta l’isola ed è sotto il controllo delle Nazioni Unite dal 1974. Da allora i turco-ciprioti hanno la possibilità di trovare impiego nei territori sotto il controllo del governo. E lo fanno in numero sempre maggiore, producendo redito che si calcola superi i 220 milioni di euro e ricevendo una varietà di servizi sociali, tra i quali vi è l’assistenza medica e farmaceutica gratuita (vedi Appendice 1).
    Solo con la riunificazione di Cipro si può ottenere in maniera legale e globale il reinserimento dei turco-ciprioti tra la comunità internazionale e un miglioramento della loro situazione economica.
    Le tendenze separatiste, sotto la fallace bandiera della “fine dell’isolamento dei turco-ciprioti”, al pari di altri piani politicamente mirati promossi dalla Turchia, non contribuiscono al benessere della comunità turco-cipriota né al processo di pace.
    Al contrario, tali punti di vista distolgono l’attenzione dalla perdurante aggressività turca contro Cipro, nonché dal rifiuto di Ankara di tenere fede ai suoi impegni verso l’UE, tra i quali c’è l’apertura dei suoi porti e aeroporti alle navi e agli aerei battenti bandiera di Cipro. Inoltre, ostacolano lo sviluppo di una volontà politica della parte turca, minando le iniziative per affrontare la questione cruciale che è nella fattispecie quella di porre fine alla divisione di Cipro. In più, contribuiscono alla perpetuazione della situazione di illegalità creata dalla Turchia nella parte settentrionale di Cipro e dei disaggi dei turco-ciprioti. Infine, bloccano la lotta per la riconciliazione e la pacificazione permanente nell’isola e nella regione.

    Ripresa del processo di pace 2005-2006
    Nonostante il tentativo dell’ONU del periodo 2002-2004 non abbia portato a soluzione la questione di Cipro, il referendum non ha segnato la fine del processo. In realtà, il risultato del referendum sul Piano Annan deve avere una funzione di catalizzatore in favore della riunificazione e non di pretesto per creare ulteriori fratture. I greco-ciprioti e il governo della Repubblica di Cipro hanno ripetutamente dato prove del loro impegno in favore di una soluzione che garantisca un futuro prospero e sicuro per tutti i ciprioti e assicuri il rispetto dei diritti dell’uomo e delle loro libertà fondamentali nell’ambito dell’UE.
    Molti nella comunità internazionale non conoscevano i particolari del piano Annan V e le conseguenze che avrebbero avuto sul futuro dello stato cipriota e sui suoi cittadini. Per questo motivo, non è stata una sorpresa la delusione espressa per i risultati del referendum. Ma la cosa veramente desolante e deludente fu che il piano sottoposto al giudizio popolare non lasciava spazio all’approvazione da parte di alcuna tra le due comunità. Mentre le altre parti chiedevano semplicemente una qualsiasi soluzione per chiudere in fretta la questione di Cipro, i greco- ciprioti continuano a insistere per ottenere una soluzione complessiva, funzionale e stabile.
    Una soluzione stabile e in grado di resistere alla prova del tempo deve essere anche equa e ritenuta tale anche dal popolo, che ci deve convivere. In questo modo, nessuna soluzione avrà successo se non soddisfa quelle fondate preoccupazioni dei greco- ciprioti che hanno loro impedito di approvare il piano sottoposto al loro giudizio il 2004. Il fatto che Cipro sia uno stato piccolo e debole rende ancora più imperativa la necessità che tutti i ciprioti godano di tutti i diritti fondamentali riservati ai cittadini degli altri paesi membri della UE, in base alle norme comunitarie e alla Convenzione Europea di Diritti dell’Uomo, e che non ci siano discriminazioni in base al gruppo etnico o alla religione di appartenenza. Per dare nuovo impulso al processo di pace, il presidente Tassos Papadopoulos ha avuto uno scambio di pareri con il Segretario generale a New York il 16 settembre 2005 riguardanti la preparazione di una nuova iniziativa diplomatica dell’ONU per Cipro. Il Segretario Generale si è incontrato anche con il leader turco-cipriota Mehmet Ali Talat il 31 ottobre. Nel suo rapporto verso il Consiglio di Sicurezza, il 20 novembre 2005, il Segretario Generale ha rilevato che sia i due leader sia altri paesi lo hanno incoraggiato a considerare l’eventualità di intraprendere nuovi negoziati nell’ambito della sua missione di buoni uffici.
    In seguito, il 28 febbraio 2006 il Presidente Papadopoulos si è incontrato con il Segretario Generale a Parigi, al fine di avere uno sguardo d’insieme sulla situazione a Cipro ed esaminare le modalità per portare avanti il processo verso la riunificazione dell’isola.
    Hanno inoltre concordato che il riavvio del processo negoziale nell’ambito della missione di buoni uffici del Segretario Generale deve avvenire a tempo debito e basarsi su un’accurata preparazione del terreno.
    L’accordo dell’8 luglio 2006
    Questi sviluppi hanno dato nuovo impulso alla ripresa del processo di pace a Cipro. Il 3 luglio il Presidente Papadopoulos e il leader turco-cipriota Talat si sono incontrati in margine a una riunione del Comitato per le persone disperse, alla presenza del Rappresentante Speciale del Segretario Generale dell’ONU a Cipro. Inoltre il Segretario Generale aggiunto dell’ONU per le questioni politiche Ibrahim Gambari ha visitato la Grecia, la Turchia e Cipro nel periodo 3-9 luglio. Dopo il suo incontro congiunto con il Presidente Papadopoulos e il signor Talat l’8 luglio, il Segretario generale aggiunto ha presentato il seguente “insieme di principi” concordati tra le due parti:
    1. Impegno alla riunificazione di Cipro in conformità a una federazione bizonale e bi comunitaria con eguaglianza politica come essa viene definita nelle relative risoluzioni del Consiglio di Sicurezza.
    2. Riconoscimento del fatto che lo status quo è intollerabile e la sua perpetuazione avrebbe effetti negativi per i turco-ciprioti e i greco-ciprioti.
    3. Impegno sul fatto che una soluzione complessiva sia desiderabile e fattibile e non deve essere ulteriormente procrastinata.
    4. Accordo perché si attivi immediatamente il processo che includerà negoziati tra le due comunità su argomenti riguardanti la vita quotidiana del popolo e parallelamente di quelli afferenti questioni sostanziali. Ambedue gli argomenti contribuiranno alla soluzione complessiva.
    5. Impegno e assicurazione a instaurare l’”atmosfera necessaria” affinché questo processo abbia successo. In questo ambito, le misure per l’edificazione di fiducia sono indispensabili tanto per migliorare il clima quanto per agevolare le condizioni di vita di tutti i turco-ciprioti e greco-ciprioti. In questo ambito, infine, bisognava porre fine al cosiddetto “gioco delle attribuzioni delle responsabilità”.
    Inoltre i due leader hanno deciso di far iniziare a funzionare i Comitati Tecnici su questioni riguardanti la vita quotidiana a condizione che contemporaneamente si siano scambiate un elenco di argomenti di carattere sostanziale che a loro volta sarebbero stati studiati dagli specifici gruppi di lavoro intercomunitari e adottati dai due leader.
    L’accordo dell’8 luglio ha confermato l’impegno del governo di Cipro in favore della riunificazione dell’isola sulla base di una federazione bizonale e bi comunitaria.
    Il 29 agosto 2006 il Consiglio di Sicurezza dell’ONU ha chiesto che l’Accordo dell’8 luglio sia applicata senza ulteriori ritardi e ha espresso il suo sostegno ai continui sforzi del Segretario Generale per raggiungere una soluzione complessiva a Cipro.
    Per facilitare il processo, il 15 novembre 2006 il Segretario Generale aggiunto per le questioni politiche ha sottoposto proposte riguardanti l’applicazione dell’Accordo dell’8 luglio. Purtroppo, le difficoltà sono emerse già nella fase preparatoria, giacché la parte turca ha messo in discussione elementi fondamentali dell’Accordo. In una sua lettera dell’aprile 2007 verso il Segretario Generale dell’ONU il leader turco-cipriota ha chiesto di modificare l’ambito dell’Accordo dell’8 luglio.
    Rivolgendosi all’Assemblea Generale dell’ONU il 26 settembre il Presidente Papadopoulos ha ripetuto che non deve più essere tollerato lo status quo dell’occupazione militare straniera e della divisione forzata dell’isola e ha rivolto un appello “per un processo costruttivo e con lo sguardo verso il futuro” che porti risultati concreti e una soluzione complessiva. Sempre a New York ha discusso con il Segretario Generale dell’ONU Ban Ki-moon sulla necessità di accelerare il processo di pace dell’ONU.
    Secondo il governo di Cipro ma anche secondo le Nazioni Unite il processo previsto dall’Accordo dell’8 luglio era l’unica via praticabile per arrivare a un accordo condiviso. La sua applicazione però non si è resa possibile a causa dell’atteggiamento elusivo della parte turca.
    L’8 marzo 2007 il governo di Cipro ha provveduto a demolire la barricata eretta su Ledra Street a Nicosia, in un tentativo di facilitare l’apertura degli otto punti di passaggio lungo la linea del cessate il fuoco dell’ONU proposti dal governo stesso fin dal 2005.
    Il 3 aprile 2008 è stato aperto il punto di passaggio su Ledra Street, nell’ambito delle iniziative per facilitare il passaggio tra i territori sotto il controllo del governo di Cipro e quelli occupati dalle truppe turche. In seguito sono state intraprese opere per l’apertura, il 29 marzo 2010 della barricata a Kato Pyrgos-Limnitis, che unisce la regione remota di Pyrgos con Nicosia attraverso la zona neutra.
    Le nuove iniziative del 2008 portano risultati
    Nonostante l’arretramento segnato dal rifiuto della Turchia di applicare l’Accordo dell’8 luglio, il nuovo Presidente della Repubblica Demetris Christofias, appena insediatosi il 28 febbraio 2008 ha cercato di incontrarsi con il leader turco-cipriota, in un nuovo tentativo di uscire dall’impasse e iniziare un processo che conducesse a negoziati diretti tra le due comunità. E’ altresì iniziata una campagna internazionale di mobilitazione della comunità internazionale in favore di un nuovo processo di pace nel quale le due comunità avrebbero svolto un ruolo centrale.
    Nel suo discorso pronunciato durante la cerimonia di insediamento il Presidente Christofias si è impegnato che la soluzione della questione di Cipro sia la principale priorità del suo governo e che avrebbe intrapreso una serie di iniziative urgenti a questo fine. Ha anche aggiunto che:
    “Punto di partenza per uscire dall’impasse e per porre le condizioni per un negoziato globale sulla questione di Cipro costituisce l’applicazione dell’Accordo dell’8 luglio, che è stata adottata e viene sostenuta dai cinque membri permanenti del Consiglio di Sicurezza”.
    Nel loro primo incontro, il 21 marzo 2008, il Presidente Christofias e il signor Talat hanno deciso di procedere alla formazione di una serie di Gruppi di Lavoro e di Comitati Tecnici, attribuendo loro i temi da esaminare. Hanno anche deciso di incontrarsi dopo tre mesi per valutare l’opera dei Gruppi di Lavoro e dei Comitati Tecnici nell’ottica di intraprendere negoziati globali sotto l’egida del Segretario Generale dell’ONU. Inoltre si sono accordati ad aprire il punto di passaggio di Ledra Street.
    Dopo essere stato informato dal Segretario Generale aggiunto per le questioni politiche Lynn Pascoe, che aveva visitato Cipro agli inizi del mese, il Consiglio di Scurezza dell’ONU ha emesso un comunicato il 17 aprile 2008. Il Consiglio ha accolto favorevolmente gli sviluppi e ha espresso l’auspicio che avrebbero portato a risultati e che avrebbero preparato il terreno alla ripresa di negoziati globali sotto l’egida della missione di buoni uffici del Segretario generale. Il comunicato riproponeva il sostegno del Consiglio di Sicurezza alla riunificazione di Cipro in conformità a una federazione bi comunitaria e bizonale e della eguaglianza politica come essa viene definita nelle relative risoluzioni del Consiglio. Ha anche salutato la pronta volontà del Segretario Generale di aiutare le parti a Cipro e la sua intenzione di nominare, alla fine del periodo preparatorio e sulla base del progresso ottenuto, un consigliere speciale per facilitare il percorso verso una soluzione globale.
    Nel frattempo, sei Gruppi di Lavoro e sette Comitati Tecnici hanno iniziato a lavorare il 22 aprile al fine di ottenere progressi sufficienti affinché i due leader potessero intraprendere negoziati complessivi. Avendo presente tutto ciò, il Presidente Christofias ha proposto un secondo incontro con il leader turco-cipriota, che ha avuto luogo il 23 maggio 2008.
    Durante questo incontro, in presenza del nuovo Rappresentante Speciale del Segretario Generale a Cipro Tayé-Brook Zerihoun, i due leader “hanno ribadito il loro impegno in favore di una federazione bizonale e bi comunitaria con eguaglianza politica come essa viene definita nelle relative risoluzioni del Consiglio di Sicurezza. Questo tipo di cooperazione disporrà di un governo federale con un’unica personalità internazionale...”. Hanno pure concordato di avere un nuovo incontro per valutare l’opera dei Comitati Tecnici nonché l’apertura di nuovi punti di passaggio e l’esame di misure per costruire la reciproca fiducia.
    Il 5 giugno 2008 il Presidente Christofias si è incontrato a Londra con il premier britannico Gordon Brown per discutere della questione di Cipro. I due leader hanno sottoscritto un Memorandum d’Intesa nel quale riproponevano il comune desiderio di risolvere la questione di Cipro, in base agli Accordi ad Alto Livello e alle risoluzioni del Consiglio di Sicurezza dell’ONU. Inoltre, il Regno Unito ripeteva il suo impegno a mantenere fede ai suoi obblighi come potenza garante della Repubblica di Cipro, segnalando che “non avrebbe sostenuto alcuna iniziativa che portasse verso la spartizione dell’isola oppure alla rivalutazione dello status di qualsiasi entità politica separata nell’isola”.
    Il Segretario Generale aggiunto dell’ONU per le questioni politiche Lynn Pascoe si è incantato separatamente a Cipro con i leader delle due comunità il 17 giugno 2008. Il Presidente Christofias ha ripetuto il suo impegno a lavorare per ricercare una soluzione alla questione di Cipro. Ha rilevato che “l’obiettivo deve essere l’evoluzione della Repubblica di Cipro verso una Repubblica di Cipro unita, bizonale, bi comunitaria e federale con un’unica sovranità, una cittadinanza e una personalità internazionale”, aggiungendo che “queste posizioni scaturiscono da quelle sulle quali si è trovata d’accordo anche la comunità turco-cipriota”. Pascoe ha segnalato che i due leader sono impegnati a fondo a promuovere e infine a risolvere la questione di Cipro e a ottenere una Cipro unita”. Il 20 giugno 2008 i rappresentanti del Presidente di Cipro e del leader turco-cipriota hanno annunciato una serie di misure concordate riguardanti il patrimonio culturale, la sicurezza stradale, la sanità e l’ambiente.
    Nel frattempo, il Consiglio di Sicurezza dell’ONU ha accolto l’accordo del 21 marzo e la Dichiarazione Comune del 23 maggio 2008. Questi sviluppi, ha sostenuto il Consiglio, “mostrano un rinnovato impegno politico perché ci sia il sostegno e la piena partecipazione in buona fede agli sforzi dell’ONU, hanno ribadito l’impegno dei leader in favore di una federazione bi comunitaria e bizonale con eguaglianza politica come essa viene definita nelle relative risoluzioni del Consiglio di Sicurezza, nonché a continuare a esaminare misure politiche e militari per costruire la fiducia reciproca”.
    Il Presidente Christofias e il signor Talat si sono di nuovo incontrati il primo luglio 2008 e hanno emesso il seguente comunicato:
    “I due leader si sono oggi incontrati in un’atmosfera costruttiva e in spirito di collaborazione.
    Hanno compiuto una priva valutazione dei lavori dei Comitati Tecnici e dei Gruppi di Lavoro.
    Hanno discusso le questioni dell’unica sovranità e cittadinanza su cui c’è già un accordo di massima. Hanno concordato di discutere i particolari riguardanti la loro applicazione durante i negoziati diretti.
    Hanno concordato di incontrarsi il 25 luglio per precedere a una valutazione finale dei Gruppi di Lavoro e dei Comitati tecnici”.
    Il 16 luglio 2008 il Presidente Christofias ha ripetuto che “nostro obiettivo costante è ottenere una soluzione che ponga fine all’occupazione e alla colonizzazione e riunire il nostro paese”. Ha rilevato che “ricerchiamo una soluzione che permetta ai veri padroni del nostro paese, i greco-ciprioti e i turco-ciprioti, di convivere in condizioni permanenti di pace, di collaborazione e di sicurezza e costruire insieme il loro futuro”. Il presidente ha anche spiegato che la creazione dei Gruppi di Lavoro e dei Comitati Tecnici e l’inizio, concordato con i turco-ciprioti, della loro opera al fine di aprire la strada ai negoziati diretti “in sostanza rappresenta l’applicazione dell’accordo dell’8 luglio 2006”.
    Il Presidente Christofias ha discusso gli sviluppi della questione di Cipro durante il suo incontro con il Segretario Generale dell’ONU Ban Ki-moon a Parigi il 13 luglio 2008. Durante l’incontro il Segretario Generale ha assicurato il leader cipriota sull’intenzione dell’Organizzazione delle Nazioni Unite di ricercare la soluzione della questione di Cipro attraverso negoziati tra le due comunità. Il Presidente ha dichiarato che ambedue hanno ribadito che i ciprioti stessi avranno il controllo della procedura e che il ruolo delle Nazioni Unite sarà di creare le condizioni opportune per facilitare i colloqui. Il Presidente ha fatto la seguente dichiarazione. “Abbiamo rilevato che siamo pronti a lavorare duramente e pazientemente, sempre in difesa ovviamente dei principi definiti dalle risoluzioni delle Nazioni Unite” per risolvere la questione di Cipro.
    Nel frattempo, il Segretario Generale ha comuncato al Consiglio di Sicurezza la sua intenzione di nominare dal 14 luglio 2008 l’ex ministro degli Esteri australiano Alexander Downer come Consigliere Speciale per Cipro con il grado di Segretario Generale aggiunto.
    Le iniziative intraprese dal Presidente Christofias hanno cominciato a portare risultati e a guadagnare il sostegno della comunità internazionale, compresa l’UE e i membri permanenti del Consiglio di Sicurezza dell’ONU. Washington, per esempio, ha inviato il vice segretario di Stato per le questioni europee ed euroasiatiche a Cipro “perché possa esprimere il sostegno degli Stati Uniti agli sforzi dei due leader”, come ha dichiarato alla fine della sua visita il 7 luglio, aggiungendo che: “Gli Stati Uniti desiderano vedere l’isola riunificata. Sosteniamo una federazione bizonale e bi comunitaria. Uno stato, una cittadinanza, un paese indiviso”.

    Negoziati diretti
    Il 25 luglio il Presidente Christofias e il leader turco-cipriota Talat hanno esaminato l’opera dei Comitati Tecnici e dei Gruppi di Lavoro. Sulla base dei progressi raggiunti e anche sul chiarimento riguardo al fondamento della soluzione ottenuto durante i loro incontri, hanno deciso di “iniziare negoziati diretti il 3 settembre 2008 nell’ambito della missione di buoni uffici del Segretario Generale delle Nazioni Unite”.
    Il comunicato congiunto sui risultati dell’incontro è il seguente:
    “i leader hanno compiuto oggi l’esame definito dell’opera dei Gruppi di Lavoro e dei Comitati tecnici. Hanno segnato i risultati raggiunti e si sono congratulati con i membri dei Gruppi e dei Comitati per il loro impegno.
    Avendo proceduto all’esame finale, i leader hanno deciso di iniziare negoziati diretti il 3 settembre 2008, nell’ambito della missione di buoni uffici del Segretario Generale delle Nazioni Unite.
    Obiettivo dei negoziati diretti è ottenere di una soluzione concordata della questione di Cipro che garantisca i diritti e interessi fondamentali e legittimi dei greco-ciprioti e dei turco-ciprioti. La soluzione concordata sarà sottoposta in referendum separati da tenersi simultaneamente.
    Per quanto riguarda i Comitati Tecnici, i leader hanno oggi approvato sedici nuove misure per la difesa dell’ambiente e del patrimonio culturale e hanno dato disposizioni per la loro piena e immediata applicazione.
    Come segno del loro rinnovato interesse, i leader hanno deciso di instaurare una linea telefonica diretta e sicura, in modo da facilitare le comunicazioni tra di loro.
    I leader hanno salutato la nomina di Alexander Downer come Consigliere Speciale del Segretario Generale per Cipro e si attendono piena collaborazione con lui e con tutto il gruppo delle Nazioni Unite nel prossimo futuro.
    Hanno inoltre dato istruzioni ai loro collaboratori di prendere cura dell’apertura del punto di passaggio a Limnitis e in altre località”.
    L’inizio di negoziati complessivi da parte delle due comunità sulla questione di Cipro è stato calorosamente salutato dalla comunità internazionale, comprese le Nazioni Unite, i membri permanenti del Consiglio di Sicurezza e dell’UE.
    Downer ha definito l’inizio dei negoziati “un giorno storico per Cipro, un giorno molto importante per Cipro”, aggiungendo che “un accordo costituirà punto di riferimento in un mondo turbolento”. Notando che con ogni probabilità nel corso dei negoziati ci saranno difficoltà e sfide, Downer ha notato che “la questione di Cipro non è irrisolvibile e le trattative iniziate oggi possono e devono avere esito positivo”. Ha assicurato il costante sostegno delle Nazioni Unite, mentre si è rivolto ai due leader in questi termini:
    “Questo processo appartiene a voi e di conseguenza l’elemento essenziale che contribuirà al suo successo sarà la vista capacità di leadership. In questo ambito sarà infine cruciale che i ciprioti acquistino la convinzione che la riunificazione dell’isola contribuirà ad aumentare il benessere e la serenità di tutti i ciprioti”.
    Nella speranza che le due comunità di Cipro lascino dietro di sé i contrasti del passato, il Presidente Christofias ha sottolineato: “E’ giunto il tempo di porre fine alla cronica oramai questione di Cipro e di dare al popolo cipriota il futuro che si merita”. Ha invitato il leader turco-cipriota di “intraprendere un’azione comune per corrispondere alla richiesta della storia. Di rendere realtà il sogno di una patria riunificata che appartenga al suo popolo, al popolo di Cipro, che sarà capace e disposto a decidere da sé il suo destino, senza terze parti e i cosiddetti garanti delle nostre comunità”. Ha inoltre ripetuto che “ le fondamenta di un accordo sono poste negli Accordi di Alto Livello del 1977 e del 1979, che precedono l’evoluzione dello stato unitario in uno stato federale”. Ha rilevato in seguito che le due parti dovranno rispettare i fondamenti di base, sui quali è stato promosso il processo fino a quel punto e di rimanere fermamente ancorati sulla posizione concordata, che è stata riconfermata durante l'incontro tra i due leader, cioè quella della “federazione bizonale e bicomunutaria con eguaglianza politica come essa viene definita nelle relative risoluzioni del Consiglio di Sicurezza, con un’unica sovranità. Cittadinanza e personalità internazionale”. Dato che Cipro è membro dell’Unione Europea, il Presidente ha aggiunto che “la soluzione dovrà rispettare e applicare i principi su cui si fonda l’Unione Europea”.
    Gravi preoccupazioni hanno sollevato alcuni commenti del leader turco-cipriota durante l’inizio dei negoziati, che riproponevano le posizioni intransigenti turche, come la necessità di mantenere le garanzie e i diritti di intervento della Turchia su Cipro. Inoltre, anziché considerare la soluzione federale come una “consociazione tra le due comunità”, si è fatto riferimento a un “nuovo accordo di consociazione” di due stati, formulazione che sottintende una sistemazione di tipo “confederale” e si allontana dalla base concordata federale per risolvere la questione. Il fatto che Talat ha evitato di fare riferimento alle basi concordate che avrebbero sostenuto il processo negoziale di pace e avrebbero costituito le fondamenta della soluzione- come il concetto di federazione, le risoluzioni dell’Onu, l’unica sovranità e personalità internazionale di Cipro riunificata- hanno posto nuovi interrogativi sulle reali intenzioni della parte turca riguardo al tipo soluzione da lei perseguita nei negoziati imminenti. Le stesse perplessità hanno creato successivi commenti del leader turco-cipriota riguardanti un “diritto di autodeterminazione” separato per la comunità turco-cipriota nell’ambito della soluzione.
    Questo atteggiamento, a proposito delle dichiarazioni di intransigenza della dirigenza della Turchia riguardo a Cipro, ha gettato una pesante ombra sui negoziati. Andavano in direzione opposta rispetto allo spirito positivo, costruttivo, conciliatore e consenziente che aveva portato a questo processo il Presidente di Cipro e la parte greco-cipriota, uno spirito necessario per ottenere il successo del processo di pace.
    Nel frattempo, il Segretario Generale dell’Organizzazione delle Nazioni Unite Ban Ki-moon ha compiuto una visita di tre giorni a Cipro il 31 gennaio 2010, dove si incontrò con il Presidente Christofias e con il leader turco-cipriota Mehmet Ali Talat. Come ebbe a dichiarare, obiettivo della sua visita era di rendere manifesto il suo sostegno personale ai colloqui svolti tra ciprioti per riunificare il paese e sottolineare l’interesse dell’Organizzazione delle Nazioni Unite per i negoziati.
    Il Segretario Generale ha sottolineato che “questo processo appartiene a Cipro. Le Nazioni Unite si trovano qui dietro invito delle due parti per dare un aiuto. Il vostro destino è nelle vostre mani. Avete assunto la responsabilità di trovare una soluzione. Siete voi che conducete il processo e voi sarete beneficiati da tutti quei considerevoli vantaggi e opportunità che la soluzione porterà all’isola”.
    Dopo incontri separati con il Presidente Christofias e il leader turco-cipriota Mehmet Ali Talat il 1 febbraio 2010, il Segretario Generale ha letto nel corso di una conferenza stampa congiunta una dichiarazione comune dei due leader la quale rileva che hanno lavorato sula base di un approccio complessivo che dice: “Nulla è stato concordato finché non si è d’accordo su tutto”. Nella dichiarazione comune i due leader aggiungono che “si è già raggiunto un buon punto di convergenza su alcuni capitoli. Per quelli rimasti siamo determinati di lavorare duramente per ottenere il progresso desiderato”.
    “Esprimiamo il nostro impegno comune di continuare a lavorare per questo fine anche sui capitoli rimasti. Esprimiamo la nostra convinzione che con buona volontà e decisione possiamo ottenere una soluzione nel più breve tempo possibile”.
    L’ultimo incontro tra il Presidente Christofias e Talat è stato quello del 30 marzo 2010, nel corso del quale è stato letto un comunicato congiunto che riporta che i due leader sono incoraggiati dal notevole progresso segnato nei capitoli riguardanti il governo e l’attribuzione dei poteri , le questioni europee e l’economia. Si sono altresì convinti che con la dovuta costanza sia possibile raggiungere una soluzione globale. I colloqui si sono ripetuti il 26 maggio tra il Presidente Christofias e Dervis Eroglu che è succeduto Talat.
    Il governo di Cipro rimane fedele all’obiettivo della risoluzione della questione di Cipro che permetta ai greco-ciprioti e ai turco-ciprioti di beneficiare pienamente ed egualmente i benefici e i vantaggi della partecipazione all’Unione Europea. Una soluzione che permetta a Cipro di svolgere efficacemente la sua funzione all’interno dell’UE, di garantire il rispetto dei diritti dell’uomo e delle libertà fondamentali di tutti i ciprioti e assicurare un futuro pacifico, proficuo e sicuro. Al fine di raggiungere questo obiettivo, il governo ha svolto un lavoro sistematico per creare le condizioni che contribuiscano al successo del nuovo processo di negoziati diretti tra le due comunità. Questi negoziati possono condurre a una soluzione concordata, nel nuovo ambito politico creato dall’adesione di Cipro all’Unione Europea.

    Cipro e Unione Europea
    La Repubblica di Cipro ha sottoscritto l’Accordo di Associazione con la Comunità Economica Europea (CEE) nel 1972 e ha presentato domanda di adesione alle Comunità Europee nel 1990. La Commissione Europea ha dato parere positivo nel 1993, riconoscendo l a grande importanza dell’adesione di Cipro per la sicurezza e la prosperità dell’isola e per la soluzione della questione cipriota.
    Il Consiglio Europeo ha dato nel 1995 il suo assenso affinché i negoziati con la Repubblica di Cipro per l’adesione inizino un semestre dopo la conclusione della conferenza intergovernativa dell’UE del 1996. Alla Conferenza Europea di Londra, il 12 marzo 1998, il Presidente di Cipro ha rivolto alla comunità turco- cipriota l’invito a entrare a fare parte del gruppo che conduceva i negoziati con l’UE ma la leadership turco- cipriota ha respinto l’invito. Fino al dicembre 2002 tutti i Capitoli dei negoziati con l’UE erano chiusi e il processo di armonizzazione fu completato.
    Cipro ha firmato il Trattato di Adesione ad Atene il 16 aprile 2003, è diventata membro dell’UE il primo maggio 2004, ha partecipato alle elezioni del 2004 per il rinnovo del Parlamento Europeo e ha aderito alla zona dell’euro il primo gennaio 2008. In base al Protocollo 10 allegato al Trattato di Adesione, l’applicazione dell’acquis comunitario nei territori di Cipro sotto occupazione turca era sospesa fino al quando non si sarebbe risolta la questione di Cipro. Lo stesso Protocollo affermava che l’UE era pronta “ad adeguare i termini di questa soluzione ai principi fondativi dell’UE”.
    Mentre la missione di buoni uffici del Segretario Generale ha fornito l’ambito per una soluzione negoziale della questione di Cipro, si attende ora che l’UE svolga un ruolo centrale nel garantire che ogni soluzione proposta sia conforme ai suoi principi e le sue norme. Questo è in lacerante contrasto con il ruolo marginale in cui l’UE fu relegata quando, nel 2004, fu presentato il piano del Segretario Generale.
    Ma anche il processo verso l’adesione della Turchia all’UE offre nuove opportunità per affrontare alcuni tra gli aspetti più spinosi della questione di Cipro, come la tutela dei diritti dell’uomo, il non intervento, la sovranità della Repubblica di Cipro e la capacità delle istituzioni di svolgere effettiva azione di governo.
    Sfortunatamente, quando ad Ankara fu ratificato il protocollo di unione doganale con l’UE, la Turchia dichiarò unilateralmente che non avrebbe riconosciuto la Repubblica di Cipro. Questo fa sorgere seri interrogativi sul rispetto da parte della Turchia delle norme e degli obblighi derivanti dal processo verso l’adesione all’UE, come pure sulle sue effettive intenzioni rispetto alla ricerca di una soluzione stabile della questione di Cipro. L’UE ha reagito a questa dichiarazione unilaterale chiedendo alla Turchia di rispettare i suoi impegni e ha ripetuto più volte tale richiesta ma senza alcun risultato. Nei mesi e negli anni che seguiranno saranno sottoposte a verifica non solo le intenzioni della Turchia, ma anche la capacità dell’UE di difendere i suoi principi fondamentali nel momento in cui persegue ulteriori allargamenti.
    La Turchia tuttora si rifiuta di permettere ai veicoli e alle navi della Repubblica di Cipro di avere accesso ai suoi porti, aeroporti e corridoi aerei. Questa situazione anomala e irregolare, che vede un paese candidato per l’adesione rifiutarsi di riconoscere uno degli stati membri dell’UE, che peraltro dovrà votare riguardo alla sua eventuale adesione, deve trovare una via d’uscita.
    Nel dicembre 2006 l’UE ha imposto alla Turchia la sospensione parziale dei negoziati per l’adesione a causa del non rispetto da parte sua dei suoi impegni verso Cipro. Si è deciso di sospendere i lavori su otto dei 35 Capitoli politici in cui si articolano i negoziati per l’adesione. Ci si è accordati inoltre che i negoziati riguardanti le questioni non in sospeso, non avrebbero dovuto concludersi prima che la Turchia abbia rispettato il suo impegno ad aprire i suoi porti e aeroporti alle navi e agli aerei di Cipro.
    Tutto ciò ha avuto riflesso sui Rapporti della Commissione Europea per i progressi della Turchia del 2007, 2008 e 2009, nei quali si afferma che la Turchia non ha compiuto alcun progresso per la piena attuazione del Protocollo Aggiunto e si invitava ad adempiere immediatamente i suoi obblighi. I rapporti rilevano che la Turchia continua a porre il veto alla partecipazione di Cipro in vari organismi e all’Accordo Wassenaar sul Codice di Condotta sulle esportazioni di Armi e delle Tecnologie a Duplice Impiego.
    Inoltre, il Rapporto del 2009 nota che “come posto l’accento anche nelle conclusioni del Consiglio dell’8 dicembre 2008, la Turchia è chiamata a sostenere attivamente i negoziati in corso e a fare passi concreti per contribuire a creare un clima favorevole alla soluzione equa, complessiva e duratura della questione di Cipro nell’ambito delle Nazioni Unite, secondo le relative risoluzioni del Consiglio di Sicurezza dell’ONU e i principi fondamentali dell’UE”.
    La stessa posizione è stata riproposta nella risoluzione del Parlamento Europeo del 10 febbraio 2010 riguardante il rapporto sui Progressi della Turchia nel 2009. La risoluzione “invita la Turchia a facilitare la creazione di un clima fecondo nei negoziati attraverso il ritiro immediato delle forze armate turche da Cipro, affrontando il problema della colonizzazione dell’isola con cittadini turchi e permettendo il ritorno della città recintata di Famagosta ai suoi legittimi abitanti come impone la Risoluzione 550 (1984) del Consiglio di Sicurezza delle Nazioni Unite”. Invita, inoltre, il governo turco di smettere di disturbare le navi civili che conducono ricerche per giacimenti di petrolio per conto di Cipro nel Mediterraneo orientale.
    La risoluzione condanna anche il fatto che per il quarto anno consecutivo il Protocollo Aggiunto dell’Accordo di Associazione Turchia-UE non è stato ancora attuato e invita il governo turco di dare piena attuazione senza ritardo, senza discriminazioni e ricorda che la non attuazione potrebbe influenzare il progresso dei negoziati.
    Il governo di Cipro è deluso dal fatto che il processo di adesione della Turchia all’UE, sostenuto da Cipro, non ha l’influenza decisiva che ci si attendeva sulla politica di Ankara riguardo alla questione di Cipro. La realtà è che non solo la Turchia persiste nella sua politica aggressiva verso Cipro, ma si rifiuta ostinatamente di attuare gli impegni che si è assunta verso l’UE. Impegni che hanno immediato riscontro sugli interessi di Cipro.

    Conclusioni
    In seguito all’esito positivo del processo di adesione all’UE, il popolo di Cipro continua a desiderare ardentemente la riunificazione del suo paese. Il governo di Cipro è intenzionato a persistere nella ricerca di una soluzione duratura e funzionale entro i parametri definiti dalle risoluzioni dell’ONU e del nuovo ambito politico che si è formato in seguito all’adesione di Cipro all’UE, in modo che siano garantiti i diritti di tutti i ciprioti. In questo modo tutti i ciprioti potranno godere i vantaggi e i benefici dell’adesione all’UE e la riunificazione della loro patria diventerà possibile, dopo tre decenni di divisione imposta.
    Le iniziative del Presidente Papadopoulos per riattivare il processo di pace subito dopo il fallimento del Piano Annan hanno portato all’Accordo dell’8 luglio 2006 tra le due comunità. Sfortunatamente, la parte turca non ha favorito l’attuazione dell’Accordo. Le nuove iniziative intraprese dal Presidente Papadopoulos hanno aiutato a uscire dall’impasse, hanno rilanciato il processo e sono sfociate nell’inizio di negoziati globali tra le due comunità nel settembre 2008, alla ricerca di una soluzione complessiva. I suoi sforzi hanno anche rinnovato l’interesse della comunità internazionale verso il processo di pace a Cipro, ottenendo un ampio sostegno ai negoziati diretti e alla ricerca di condizioni stabili di pace sull’isola.

    RIFERIMENTI STORICI

    Dall’indipendenza all’invasione turca, 1960- 1974
    La Repubblica Cipro ha proclamato la sua indipendenza e la sua sovranità il 16 agosto 1960. L’indipendenza di Cipro si basava sugli accordi raggiunti a Zurigo e a Londra del 1959, in seguito a negoziati tra la Grecia, la Turchia e il Regno Unito.
    Questi accordi includevano la Costituzione e tre trattati: il Trattato di Garanzia, il Trattato di Alleanza e il Trattato di Istituzione. Questi accordi hanno posto fine a 82 anni di dominio britannico, al termine di una lunga lotta di liberazione nazionale condotta con proteste e manifestazioni pacifiche e di massa, ricorsi al Consiglio di Sicurezza dell’ONU in favore del diritto di autodeterminazione, in modo che il popolo dell’isola potesse decidere sul suo futuro e, alla fine, la lotta armata durata quattro anni (1955-1959). La resistenza attiva al dominio coloniale era condotta dalla comunità greco-cipriota, la maggioranza della quale aspirava all’epoca all’unione di Cipro con la Grecia. La Turchia e la leadership turco-cipriota, sostenuti dai britannici, rivendicavano la spartizione dell’isola e l’unione della parte turco-cipriota con la Turchia. Questi punti di vista, diametralmente opposti, sono stati in seguito vietati categoricamente dagli accordi del 1959 che sancivano l’indipendenza di Cipro. Il dominio britannico non ha incoraggiato l’emergere di un’identità nazionale cipriota. Al contrario, la Gran Bretagna ha applicato la politica del “divide et impera” come mezzo di controllo del sentimento anticolonialista nell’isola. Ha coltivato i rapporti con i turco-ciprioti per opporli al movimento di liberazione nazionale, seminando così il seme del contrasto tra le comunità e della polarizzazione tra greco-ciprioti e turco-ciprioti. Questa strategia avrebbe in seguito minato la collaborazione intercomunitaria durante il periodo dell’indipendenza.
    Anche sa alla fine hanno sottoscritto gli accordi di Zurigo e di Londra, la comunità greco-cipriota e turco-cipriota non avevano svolto un ruolo sostanziale nella loro formulazione né alla redazione della Costituzione della Repubblica appena costituita. La realtà è che questi documenti complessi riguardavano in primo luogo un popolo che non ha mai avuto la possibilità di esprimere con il voto il suo parere su di essi. In sostanza, sia gli accordi che la Costituzione della neonata Repubblica sono stati imposti sul popolo di Cipro. Così, la sorte della giovane Repubblica è stata fin dall’inizio messa a dura prova.
    Alcuni articoli degli accordi e della Costituzione non favorivano la pace attraverso la solidarietà e la legalità intercomunitaria in uno stato in comune né al rispetto della sovranità della giovane Repubblica. Al contrario, portavano a contrasti interni e a ingerenze straniere. Ben presto si rese evidente che a Cipro era stata concessa un’indipendenza condizionata e che le regole costituzionali erano poco funzionali. La Costituzione stessa enfatizzava le differenze tra i greco-ciprioti e i turco-ciprioti, indebolendo così la tendenza verso l’unificazione e sobillando comportamenti che accentuavano il contrasto tra le due comunità.
    Gli accordi prevedevano procedure complicatissime per la distribuzione dei poteri tra le due comunità (tra la comunità maggioritaria greco-cipriota con l’82% della popolazione la comunità minoritaria turco-cipriota del 18% della popolazione) e concedevano insoliti diritti di veto alla comunità turco-cipriota. Alle tre potenze garanti (Grecia, Turchia e Gran Bretagna) sono stati concessi diritti non ben definiti di intervento nelle faccende cipriote in determinate condizioni. Inoltre, il Regno Unito ha conservato “basi nelle regioni a sovranità britannica” sul 2,7% del territorio dell’isola, nonché importanti impianti di raccolta informazioni, mentre la Grecia e la Turchia mantenevano piccoli contingenti militari (che ammontavano a 950 e 650 uomini rispettivamente) sull’isola.
    La natura separativa ed eccessivamente rigida di alcuni fondamentali dettami della Costituzione ha reso difficoltoso l’esercizio dell’azione del governo democratico e hanno provocato una tensione crescente tra greco-ciprioti e i turco-ciprioti. Ben presto la Costituzione si dimostrò inapplicabile. Fino al 1963 ci fu tutta una serie di situazioni senza via di uscita riguardanti il bilancio dello stato, la politica fiscale, le autorità locali e altre questioni, che a loro volta hanno portato a una crisi costituzionale in grado di paralizzare l’azione del governo e dello stato Vedi Stanley Kyriakides, Cyprus: Constitutionalism and Crisis Government (Philadelphia: University of Pennsylvania Press, 1968). Il 30 novembre Presidente della Repubblica ha ritenuto necessario proporre un dibattito su una serie di emendamenti alla Costituzione che miravano “a rimuovere gli ostacoli al regolare funzionamento dello stato”. Ma il governo turco ha respinto categoricamente gli emendamenti costituzionali proposti. La leadership turco- cipriota la imitò e in seguito si allineò alla strategia a lungo termine della Turchia mirante alla spartizione dell’isola.
    Il 30 dicembre 1963 il vice Presidente della Repubblica, un turco-cipriota, ha dichiarato che la Costituzione di Cipro era lettera morta e che non c’era alcuna possibilità che greco-ciprioti e turco-ciprioti potessero vivere e lavorare fianco a fianco. “Chiamatela spartizione se volete”, disse ad alcuni mezzi di informazione stranieri. L’atmosfera si rese tesa. I rapporti tra le due comunità peggiorarono man mano che alcuni avvenimenti si trasformarono in valanga, provocando una crisi estesa ben oltre i confini di Cipro. Isolati incidenti di minore importanza sono stati strumentalizzati e hanno portato a scontri tra le comunità. I turco-ciprioti di tutta l’isola sono stati costretti dalla loro leadership perchè si concentrassero in determinate località, allineandosi alla politica della Turchia che puntava alla formazione di enclaves turche sotto il suo controllo, come primo passo verso la spartizione dell’isola su basi di discriminazione etnica. I ministri turco- ciprioti si sono dimessi dal governo, i deputati turco-ciprioti hanno abbandonato la Camera dei Rappresentanti e i funzionari pubblici turco-ciprioti hanno smesso di recarsi al loro posto di lavoro. Scoppiò la violenza tra le due comunità negli anni 1963-’64 e di nuovo nel 1967. La Turchia minacciò un intervento militare a Cipro, ma nel 1964 e nel 1967 l’invasione fu evitata grazie alle pressioni della comunità internazionale.
    In seguito alle minacce rivolte dalla Turchia verso Cipro, il governo della Repubblica portò la questione al Consiglio di Sicurezza delle Nazioni Unite. Il Consiglio approvò all’unanimità la risoluzione 186 del 4 marzo la quale guida da allora l’azione della comunità internazionale verso Cipro. Questa risoluzione:
    • Ha sancito la missione di buoni uffici del Segretario Generale in favore di una sistemazione pacifica sulla base di una soluzione negoziata, basata sulla Carta Fondamentale dell’ONU.
    • Ha creato l’UNFICYP, la Forza di Pace dell’ONU a Cipro.
    • Ha riconfermato la sovranità e la persistenza della Repubblica di Cipro.
    • Ha riconfermato la continuità del governo della Repubblica di Cipro.

    Nonostante gli appelli del Consiglio di Sicurezza ala Turchia a rispettare la sovranità e l’integrità territoriale della Repubblica di Cipro, rinunciando a minacciare o a ricorrere all’uso della forza, l’aviazione turca ha bombardato villaggi ciprioti nell’agosto del 1964. Il 26 marzo 1965 il mediatore dell’ONU Dr Galo Plaza ha presentato une delle relazioni più importanti che siano mai state redatte su Cipro (S/6253). Il Rapporto Plaza ha definito la soluzione escogitata nel 1959 come “un paradosso costituzionale”; ha contestato la funzionalità del sistema federale richiesto dalla parte turca, a causa delle difficoltà e della disumanità che comportava lo spostamento delle popolazioni in aree etnicamente omogenee; criticava la concessione proporzionata di diritti di veto alla minoranza; e affidava la protezione dei diritti delle minoranze alla competenza di organismi internazionali, come la Convenzione Europea. Rifiutando con forza la divisione geografica tra le due comunità proposta dalla parte turca, Dr Plaza ha dichiarato:
    “Se l’obiettivo di una soluzione della questione di Cipro deve essere la preservazione e non la distruzione dello stato e se dobbiamo incoraggiare e non ostacolare lo sviluppo di un popolo unito pacificamente, non posso che domandarmi se la separazione fisica della minoranza dalla maggioranza non debba essere considerata come un passo disperato verso la direzione sbagliata”.
    La Turchia ha respinto immediatamente il rapporto e i suoi suggerimenti e ha dichiarato che avrebbe ignorato il mediatore dell’ONU. La mediazione dell’ONU ha avuto così fine e da allora il suo coinvolgimento al processo di pace di Cipro ha assunto la forma della missione di buoni uffici del Segretario Generale.
    Il Segretario generale nella sua Relazione S/6426 del 10 giugno 1965 ha descritto la politica dell’epoca della parte turca in questi termini:
    “I turco-ciprioti hanno assunto una posizione severa verso qualsiasi misura che potrebbe condurre i membri delle due comunità a vivere e a lavorare fianco a fianco oppure che poneva i turco-ciprioti in condizioni nelle quali avrebbero dovuto riconoscere l’autorità degli esponenti del governo. In effetti, dal momento in cui la leadership turco-cipriota si è impegnata a perseguire come suo obiettivo politico la separazione fisica e geografica tra le due comunità, non è probabile che incoraggi tra i turco-ciprioti azioni che possano essere interpretate come in grado di rendere evidenti i vantaggi di una politica alternativa. Il risultato è un’evidente strategia politica di auto isolamento dei turco-ciprioti”.
    Il governo di Cipro ha preso una serie di misure per far tornare la normalità sull’isola. Queste misure hanno avuto l’effetto di porre fine alle violenze tra le comunità e a far diminuire sensibilmente la tensione tra le due comunità. Il governo ha anche offerto incentivi economici ai turco-ciprioti costretti dai loro leader a stabilirsi in enclaves turche, in modo che potessero tornare alle loro case. La parte turca non solo non ha corrisposto ma ha mantenuto le barricate in modo da tenere lontani i greco-ciprioti dalle enclaves turche.
    Nel 1968 il governo ha preso l’iniziativa e sono iniziati colloqui con la leadership turco-cipriota sotto l’egida dell’ONU allo scopo di raggiungere per via negoziale un accordo per un sistema costituzionale più funzionale. Questi colloqui avevano segnato un considerevole progresso e, secondo alcuni rapporti, erano in procinto di concludersi positivamente quando sono stati interrotti dai tragici avvenimenti del 1974.

    L’invasione turca del 1974 e le sue conseguenze
    Nel 1967 in Grecia fu instaurata una dittatura militare. I rapporti fra il regime militare greco e il Presidente di Cipro Makarios erano fin dall’inizio tese e con il passare degli anni peggiorarono ulteriormente. Il Presidente Makarios ha espresso pubblicamente la sua convinzione che il regime militare di Atene aveva intrapreso un’opera di sovversione attraverso organizzazioni estremistiche clandestine a Cipro che complottavano contro il suo governo e la sua vita.
    Il 15 luglio del 1974 la giunta militare e i suoi complici greco-ciprioti organizzarono un colpo di stato contro il Presidente democraticamente eletto di Cipro. Usando questo atto criminale come pretesto, la Turchia invase Cipro cinque giorni più tardi. Attraverso un’invasione a due ondate, nei mesi di luglio e di agosto, e malgrado le raccomandazioni del Consiglio di Sicurezza delle Nazioni Unite [risoluzione 353 (1974)] e la rapida restaurazione dell’ordine costituzionale sull’isola, la Turchia ha occupato il 36,2% del territorio sotto la sovranità della Repubblica La stessa porzione di territorio veniva raffigurata in mappe che mostravano Cipro divisa in due, messe in circolazione dalla parte turca negli anni ’50. Vedi mappe a pag. 49 ΠΡΟΣΟΧΗ! e ha deportato con la forza circa 180.000 greco- ciprioti lontano dalle loro case. Altri 20.000 greco- ciprioti, rimasti nei territori occupati, sono stati costretti in seguito ad abbandonare le loro case e a cercare rifugio in condizioni di sicurezza nei territori controllati dal governo. Oggi rimangono nei territori occupati meno di 500 greco- ciprioti (vedi Allegato 2).
    La Turchia tuttora rifiuta di riconoscere ai greco- ciprioti il loro diritto di far ritorno alla loro casa e alle loro proprietà. Questo ha provocato numerosi ricorsi alla Corte Europea dei Diritti dell’Uomo che ha emesso importanti sentenze di condanna della Turchia per violazioni della Convenzione Europea (vedi Allegato 2).
    Oltre al danno economico, l’invasione ha provocato la deportazione forzata della popolazione, mentre sono stati più di 3 mila i morti e la sorte di circa 1.400 greco- ciprioti rimane tuttora ignota.
    L’occupazione turca ha devastato la parte dell’isola che prima del 1974 era quella più sviluppata e più ricca. Le cattive condizioni dell’economia, dovute al malgoverno della Turchia e la colonizzazione sistematica dei territori occupati da parte di coloni illegali provenienti dall’Anatolia hanno costretto molti turco- ciprioti a emigrare in Europa e in altri paesi. Il numero dei coloni oggi supera quello dei turco- ciprioti in rapporto di 2 a 1. Osservatori indipendenti hanno documentato questa situazione all’Assemblea Parlamentare del Consiglio d’Europa rispettivamente nel 1992 e di nuovo nel 2003. Vi sono, infine, nei territori occupati più di 43 mila soldati turchi forniti di armamento pesante. Bisogna notare che, a partire dalla risoluzione 353 del 20 luglio 1974 del Consiglio di Sicurezza, l’ONU ha chiesto “di porre immediatamente fine all’interveto militare straniero alla Repubblica di Cipro” e “il ritiro al più presto dalla repubblica di Cipro del personale militare straniero la cui presenza non è prevista dagli accordi internazionali”.
    In violazione della legalità internazionale e delle risoluzioni dell’ONU, la Turchia e il regime turco- cipriota cercano sistematicamente di distruggere l’eredità culturale greca nei territori sotto occupazione. Hanno imposto nomi turchi a città e villaggi, hanno saccheggiato monumenti archeologici, chiese e cimiteri, mentre in altri casi li hanno distrutti o destinati ad altro uso.
    Nel novembre 1983 la Turchia ha sobillato e sostenuto la leadership turco-cipriota a procedere a una “dichiarazione unilaterale di indipendenza” dei territori occupati. La cosiddetta “Repubblica Turca di Cipro del Nord” (“RTCN”) non è stata riconosciuta da nessuno stato eccetto la Turchia, che sostanzialmente la controlla . Le risoluzioni 541 (1983) e 550 (1984) del Consiglio di Sicurezza delle Nazioni Unite hanno severamente condannato questa azione unilaterale, l’hanno definita non valida, hanno chiesto il suo ritiro ed hanno rivolto un appello ai paesi membri dell’ONU a non riconoscere questa entità illegale. L’UE e altri organismi internazionali hanno assunto la stessa posizione. In conformità a considerazioni legali e politiche, la comunità internazionale riconosce solo la Repubblica di Cipro nata il 1960 e il suo legittimo governo, anche se attualmente il governo non è in grado di esercitare le sue prerogative sulle regioni che si trovano sotto occupazione militare turca.
    Le sentenze di corti nazionali e regionali dell’Europa occidentale, degli Stati Uniti e del Regno Unito, costituiscono un importante e indipendente punto di riferimento sulle conseguenze dell’invasione turca del 1974 e della persistente occupazione di parte del territorio di Cipro da parte della Turchia. Confermano, inoltre, la legittimità della Repubblica di Cipro e del suo governo. Queste sentenze costituiscono un solido fondamento su cui si deve basare in futuro qualsiasi soluzione complessiva della questione di Cipro (Vedi Allegato 2).


    MAPPE
    I 27 membri dell’UE

    “Nei tentativi di risolvere la questione di Cipro un ruolo può e deve svolgere l’Unione Europea. Noi contiamo sulla solidarietà dei nostri partner europei e contiamo che possano contribuire a uscire dalla situazione bloccata a risolvere la questione di Cipro.
    ...La Repubblica di Cipro, come membro dell’Unione Europea, parteciperà attivamente al divenire europeo con l’obiettivo di rendere concreta l’idea di un’Europa sociale. Cipro può essere un ponte tra l’Unione Europea e i nostri vicini nella regione, ma anche con i paesi del Movimento dei Non Allineati con i quali Cipro tradizionalmente mantiene stretti rapporti di amicizia”.
    (Presidente Demetris Christofias, discorso dell’insediamento, 28 febbraio 2008)
    “... bisogna sempre tenere a mente che Cipro è un membro con pieni diritti dell’Unione Europea e che la soluzione deve rispettare e applicare i principi fondativi dell’Unione Europea”.
    [Presidente Demetris Christofias, Dichiarazione introduttiva all’inizio dei negoziati diretti con il leader turco-cipriota sulla questione di Cipro, 3 settembre 2008]


    CIPRO
    Kyrenia
    Territorio sotto occupazione militare turca
    Morfou
    Nicosia
    Famagosta
    Larnaca
    Zona della base militare a sovranità britannica di Dhekelia
    Emesso (Limassol)
    Patos
    Zona della base militare a sovranità britannica di Akrotiri- Episcopì
    La cartina mostra la linea del cessate il fuoco delle Nazioni Unite del 1974 lungo i territori della Repubblica di Cipro e i territori sotto l’occupazione militare della Turchia.

    La linea di spartizione di Cipro proposta nel 1957 dal leader turco- cipriota Dr Fazil Kuchuk nel suo opuscolo “La Questione di Cipro: per una Soluzione Permanente”. La “parte turca” proposta è la parte ombreggiata a nord dell’isola.


    La linea di separazione tracciata sul terreno dall’esercito invasore turco nel 1974. La parte settentrionale ombreggiata continua a essere occupata militarmente dalla Turchia.

    ALLEGATI
    1. Iniziative politiche in favore dei turco-ciprioti
    Mentre persegue attivamente la soluzione della questione di Cipro, il governo di Cipro ha annunciato il 30 aprile 2003 una serie d’inziaitive politiche per fornire ai turco-ciprioti che per la maggior parte risiedono nei territori occupati la possibilità di usufruire, nella misura in cui ciò è possibile nelle condizioni attuali, dei diritti e dei vantaggi che la Repubblica di Cipro offre a tutti i suoi cittadini. L’applicazione di queste iniziative e delle misure per edificare la fiducia (confidence-building measures)avviene nell’ambito legislativo della Repubblica di Cipro, del diritto internazionale e delle norme comunitarie.
    Queste misure comprendono tra le altre:
    • Il movimento di persone, di beni e di vetture attraverso la linea del cessate il fuoco.
    • L’offerta di un posto di lavoro nei territori sotto il controllo del governo.
    • L'allenamento di atleti professionisti turco-ciprioti e la loro partecipazione in manifestazioni sportive internazionali e altre.
    • Fornire ai turco- ciprioti documenti ufficiali della Repubblica, come passaporti e carte di identità
    • Difendere il patrimonio culturale dei turco- ciprioti.
    • Rimozione delle mine dalla zona d’interposizione lungo la linea del cessate il fuoco dell’ONU
    • Assistenza ai parenti dei dispersi e dei civili turco-ciprioti morti nel periodo 1963-’67 e nel 1974.

    Il governo versa pensioni sociali ai turco-ciprioti che ne hanno diritto, versa le ratte degli alunni turco-ciprioti delle scuole private nei territori liberi e offre assistenza sanitaria gratuita a decine di migliaia di turco-ciprioti. I turco-ciprioti che lavorano nei territori sotto il controllo del governo producono reddito per centinaia di migliaia di euro, mentre i greco-ciprioti che transitano nei territori occupati pendono là milioni di euro. Infine, da decenni, l’Autorità di Cipro per l’Elettricità fornisce gratuitamente energia elettrica alla comunità turco-cipriota nei territori occupati. Solo nel periodo 1974-2006 è stata fornita ai turco-ciprioti energia elettrica per quasi 300 milioni di euro. Egualmente viene loro fornita acqua gratuitamente.
    L’incremento dell’attività economica attraverso la linea del cessate il fuoco dal 2003 ha costituito un elemento importante nell’aumento del reddito pro capite dei turco-ciprioti che si è più che raddoppiati negli ultimi anni. Inoltre, fino al mese di giugno 2010, circa 94.000 turco-ciprioti hanno chiesto e ottenuto i documenti ufficiali di nascita della Repubblica di Cipro. Circa 88.000 hanno chiesto e ottenuto carte d’identità e più di 59.000 hanno ottenuto il passaporto.
    Per contribuire alla riunificazione e alla riappacificazione, il governo, nonostante gli ostacoli frapposti dalla parte turca, ha coerentemente messo in pratica politiche che puntano al miglioramento della situazione economica dei turco-ciprioti. Con questo spirito ha acconsentito all’approvazione in sede di Regolamento UE per l’assistenza economica di stanziare 59 milioni di euro in favore della comunità turco-cipriota. Per facilitare il versamento di questo aiuto verso i turco-ciprioti nel marzo 2008 il governo ha ritirato il suo ricorso alla Corte delle Comunità Europee per annullare le offerte sottoposte in base al regolamento UE, giacché la Commissione Europea aveva prima modificato il relativo testo che poteva dare addito a equivoci.
    Nel luglio 2004 il governo ha anche proposto ulteriori misure che riguardavano l’estensione della zona di sminamento nella terra di nessuno in collaborazione con l’ONU. Anche se la parte turca non ha ancora adempiuto tutti i suoi obblighi su questo problema, il governo, nel suo sforzo per evitare tensioni e creare un clima politico più favorevole, ha provveduto unilateralmente allo sminamento della sua parte di campi minati nella terra di nessuno. Con la distruzione dell’ultima mina antiuomo il 10 luglio 2007, Cipro ha pienamente adempiuto i suoi impegni in base alla Convenzione di Ottawa.
    Inoltre, il governo ha offerto agevolazioni speciali ai turco-ciprioti che vogliano usare il porto di Larnaca per esportare i lro prodotti. Ha anche proposto l’apertura legale e l’uso sia da parte dei greco-ciprioti che dei turco-ciprioti del porto di Famagosta sotto la supervisione dell’UE, a condizione che sia restituita ai suoi legittimi residenti greco-ciprioti la zona recintata di Varosha, sotto il controllo del governo di Cipro.
    Il più generale approccio costruttivo del governo verso i turco-ciprioti, sia unilateralmente che attraverso l’UE, ha come obiettivo promuovere la cooperazione e la fiducia tra le due comunità. Il governo continuerà a promuovere la riconciliazione e la riunificazione in modo tangibile, aprendo così la strada a una soluzione globale e duratura della questione di Cipro.

    2. Importanti sentenze riguardanti la questione di Cipro Vedi Van Coufoudakis, Human Rights Violations in Cyprus by Turkey, III edizione, (Nicosia, Ufficio Stampa e Informazione, Repubblica di Cipro, 2009.)

    Cipro contro Turchia (6780/74) e (6950/75)- Commissione Europea dei Diritti dell’Uomo, 1976
    In una relazione congiunta (1976) la Commissione ha deliberato che, in base all’allora articolo 31 della Convenzione Europea, la Turchia è stata giudicata responsabile della violazione degli articoli 2 (diritto alla vita), 5 (diritto alla libertà e alla sicurezza dell’individuo), 8 (rispetto della vita privata e familiare, dell’abitazione etc.) e 13 (effettivo rimedio alle violazioni dei diritti e delle libertà), nonché dell’articolo 1 del Protocollo 1 (godimento pacifico della proprietà). Il 20 gennaio 1979 il Comitato dei Ministri ha adottato la risoluzione DH (79), che chiedeva di garantire in permanenza la tutela dei diritti dell’uomo attraverso colloqui intercomunitari che portino a una risoluzione del conflitto.

    Cipro contro Turchia (800/77)- Commissione Europea dei Diritti dell’Uomo, 1983
    La Commissione, in base all’allora articolo 31 della Convenzione Europea, ha ritenuto la Turchia colpevole di aver violato i suoi obblighi derivanti dall’articolo 5 (libertà e sicurezza dell’individuo), l’articolo 8 (rispetto della vita personale e familiare, dell’abitazione etc) e l’articolo 1 del Protocollo 1 (godimento pacifico della proprietà). Il 2 aprile 1992 il Comitato dei Ministri ha adottato la risoluzione DH (92) 12 rispetto al Rapporto della Commissione e ha pubblicato il Rapporto del 1983.

    Chiesa Autocefala Greca Ortodossa di Cipro contro Goldberg & Feldman Arts Inc., 917 F.2d 278, US Court of Appeals for the 7th Circuit, Sentenza del 24 ottobre 1990
    Nella sua sentenza, la Corte d’Appello federale ha riconfermato la decisione della Corte Distrettuale di Indianapolis, negli Stati Uniti, emessa il 3 agosto 1989. Il caso riguardava la proprietà di mosaici del VI secolo saccheggiati alla chiesa di Kanakarià nella parte occupata di Cipro. Questi mosaici furono distaccati da trafficanti di antichità turchi e venduti a una gallerista americana per 1,2 milioni di dollari. I mosaici furono in seguito restituiti al legittimo proprietario, la Chiesa di Cipro. Questa sentenza costituì un importante precedente negli USA in difesa dell’eredità culturale. Nonostante la Turchia abbia ratificato le convenzioni dell’UNESCO del 1954 e del 1970 in difesa del patrimonio culturale, continua a non fare nulla per impedire i vandalismi, le distruzioni e il saccheggio del patrimonio culturale greco-cipriota nelle regioni sotto il controllo dell’esercito turco.

    Corte di Giustizia delle Comunità Europee- Caso C- 439/92, 5 luglio 1994
    La Corte ha sentenziato che solo i certificati d’importazione e fitosanitari emessi dalle autorità competenti della Repubblica di Cipro possono essere accolti da parte dei paesi membri della Comunità Europea. La sentenza ha ravvisato che l’unico stato cipriota riconosciuto da parte della Comunità Europea è la Repubblica di Cipro. I certificati d’importazione e fitosanitari emessi dalle “autorità” turco-cipriote non sono ritenuti validi in quanto “entità come quella che si è instaurata nella parte settentrionale di Cipro… non è riconosciuta dalla Comunità né dai paesi membri”. La Corte ha esaminato la questione in seguito a ricorso dell’Alta Corte britannica in base a querela promossa nel Regno Unito da esportatori ciprioti di agrumi e di patate. L’Alta Corte ha richiesto un’interpretazione dei relativi termini dell’Accordo di Associazione tra Cipro e la Comunità Europea del 1972 e della Direttiva 77/93/EEC. L’Alta Corte britannica ha ratificato la sentenza della Corte di Giustizia nel novembre 1994. Questa importante sentenza riconosce la sovranità della Repubblica di Cipro su tutta l’isola per quanto attiene i suoi rapporti con la Comunità Europea.

    Loizidou contro la Turchia- Corte Europea dei Diritti dell’Uomo, 18 dicembre 1996 e 28 luglio 1998
    La Corte Europea dei Diritti dell’Uomo ha ritenuto che la ricorrente, la signora Titina Loizidou, cittadina della Repubblica di Cipro, rimane legittima proprietaria dei suoi immobili che si trovano delle regioni occupate dall’esercito turco. La Corte ha emesso tre sentenze: il 23 marzo 1995 durante le udienze preliminari, il 18 dicembre 1996 sul merito della questione e il 28 luglio 1998 sull’“equo indennizzo”. Emettendo una sentenza che crea giurisprudenza, la Corte ha ritenuto la Turchia forza di occupazione responsabile per le politiche e per le attività delle “autorità” nelle regioni occupate. Le “autorità” turco- cipriote sono da considerare “un’amministrazione locale sottoposta” alla Turchia.
    La Turchia è stata ritenuta colpevole di violazione dell’articolo 1 del Protocollo 1 della Convenzione a causa del suo reiterato rifiuto di permettere alla ricorrente di avere accesso alle sue proprietà e a causa del loro supposto esproprio senza indennizzo. Il 28 luglio 1998 la Corte ha ordinato alla Turchia di indennizzare la signora Loizidou. Il rifiuto della Turchia di conformarsi alla sentenza ha provocato l’adozione di risoluzioni da parte del Consiglio dei Ministri del Consiglio d’Europa. Queste risoluzioni hanno deplorato il rifiuto della Turchia di conformarsi, hanno rammentato alla Turchia che aveva già accettato la Convenzione e il carattere vincolante della giurisdizione della Corte ed ha rivolto un appello al Consiglio ad adottare le misure appropriate per imporre il rispetto della sentenza. Con il peso che queste sentenze esercitavano sulla sua candidatura per l’adesione all’UE e di fronte all’eventualità di subire sanzioni, nel dicembre 2003 la Turchia ha versato a Titina Loizidou 641 mila lire cipriote (circa 1,5 milioni di dollari). Non ha fatto però alcun passo verso la restituzione alla signora Loizidou delle sue proprietà.

    Cipro contro la Turchia, Ricorso N. 2578/94, Corte Europea dei Diritti dell’Uomo, 10 maggio 2001
    Si tratta della sentenza più importante tra i ricorsi presentati dalla Repubblica di Cipro contro la Turchia. La sentenza ha confermato i precedenti ricorsi da stato a stato presentati da Cipro in base all’allora articolo 31 della Convenzione (10 luglio 1976 e 4 ottobre 1983). I casi precedenti documentavano numerose violazioni della Convenzione da parte della Turchia fin dal momento dell’invasione del 1974.
    A maggioranza, la sentenza ha ritenuto che:
    i. La Turchia ha ripetutamente violato gli articoli 2,3 e 5 della Convenzione, dal momento che non è stata in grado di svolgere investigazioni effettive per verificare la sorte dei dispersi greco- ciprioti.
    ii. La Turchia ha ripetutamente violato l’articolo 8 della Convenzione poiché ha impedito ai deportati greco- ciprioti di fare ritorno alle loro abitazioni. Sono state parimenti riscontrate ripetute violazioni dell’articolo 1 del Protocollo 1 (negazione del diritto di accesso, di controllo, di uso e di godimento del diritto alla proprietà) e dell’articolo 13 (assenza di effettivi rimedi legali alle violazioni del diritto di proprietà dei deportati greco- ciprioti).
    iii. La Turchia ha violato i diritti dei greco- ciprioti che abitano al “nord” di Cipro. Questo significa violazione dell’articolo 9 (trattamento rispettoso), dell’articolo 10 (censura sui testi scolastici), dell’articolo 1 del Protocollo 1 (diritto al pacifico godimento della proprietà), dell’articolo 2 (assenza adeguata istruzione secondaria), dell’articolo 3 (discriminazioni che equivalgono a trattamento degradante), dell’articolo 13 (assenza di rimedi legali).
    iv. Violazioni dei diritti dei turco- ciprioti nelle regioni occupate, in base all’articolo 6 (civili giudicati da corti marziali).

    Nel corso del dibattimento, la Corte ha anche ratificato la sentenza del caso Loizidou (1996 e 1998); l’illegittimità della proclamazione di indipendenza della cosiddetta “RTCN” nel 1983 e della sua “Costituzione” (1985); e le sentenze precedenti per i ricorsi stato contro stato presentati dalla Repubblica di Cipro (6780/74, 6950/75 e 8007/77). La Corte ha ritenuto la Turchia colpevole di tutte le violazioni, in quanto aveva “il controllo effettivo e totale di Cipro settentrionale”. La Corte ha anche riconfermato che il governo della Repubblica di Cipro è l’unico governo legale dell’isola.

    Caso Varnavas e altri contro la Turchia, Corte Europea dei Diritti dell’Uomo, 10 gennaio 2008
    Il 19 gennaio 2008 la Corte Europea dei Diritti dell’Uomo ha emesso sentenza sul caso Varnavas e altri contro la Turchia (ricorsi N. 16064/90, 16065/90, 16066/90, 16068/90, 16069/90, 16070/90, 16071/90, 16072/90 e 16073/90). La sentenza ha ritenuto la Turchia colpevole di aver violato i diritti di 9 dispersi greco-ciprioti e dei loro parenti. I 9 dispersi erano militari, eccetto Savvas Hadjipantelis, i resti del quale sono stati identificati. Erano stati tutti visti vivi dopo essere stati presi dai soldati turchi a Cipro e poi trasferiti in Turchia come prigionieri di guerra.
    I sette giudici della Terza Sezione della Corte, con il dissenso dell’unico giudice turco, hanno ritenuto la Turchia colpevole di violazione degli articoli 2,3 e 4 della Convenzione Europea dei Diritti dell’Uomo.
    Nella sua sentenza, la Corte ha rilevato che la Turchia era vincolata dai trattati internazionali di riservare un trattamento rispettoso verso i feriti, i prigionieri di guerra e i civili. In particolare, la Convezione Europea dei Diritti dell’Uomo la obbliga ad adottare misure efficaci per proteggere la vita a chi non aveva partecipato oppure non poteva più partecipare ai combattimenti. La sentenza inoltre respinge categoricamente la tesi turca che le persone scomparse durante l’invasione turca del 1974, la cui sorte rimane tuttora ignota, debbano essere considerate defunte. Per quanto riguarda i parenti dei dispersi mentre si trovavano in condizioni di prigionia in mano ai turchi, la Corte segnala che “senza alcun dubbio hanno subito uno stato di sgomento e di incertezza estremamente doloroso e nemmeno il passare del tempo ha potuto lenire il loro dolore”.

    Apostolides contro Orams (caso N. A2/2006/2114) Corte d’Appello civile britannica, 19 gennaio 2010
    La Corte d’Appello civile ha ratificato in modo definivo il 19 gennaio 2010 la sentenza della Corte Distrettuale di Nicosia ala quale aveva fatto ricorso il 26 ottobre 2004 il greco-cipriota Apostolides contro i coniugi David e Linda Orams, cittadini britannici, che avevano abusivamente edificato in un terreno di sua proprietà nella parte occupata di Cipro.
    La Corte cipriota aveva sentenziato che gli Orams dovevano versare un indennizzo ad Apostolides, demolire la costruzione abusiva nella sua proprietà, interrompere ogni forma di intervento e restituirla al legale proprietario.
    Gli Orams hanno fatto appello contro la sentenza alla High Court of Joustice- Queens Bench Division, che ha sua volta ha confermato la decisione della Corte cipriota. La sentenza della Corte d’Appello, secondo la normativa britannica, è definitiva e non c’è possibilità di ricorso alla Corte Suprema.

    Sentenza della Corte Europea dei Diritti dell’Uomo nel caso Dimopoulos e altri 7 contro la Turchia, 5 marzo 2010.
    La Corte Europea dei Diritti dell’Uomo ha sentenziato il 5 marzo 2010 dichiarando non ricevibili i ricorsi di greco-ciprioti in sette casi. La sentenza ritiene istanza accessibile ed efficace la cosiddetta commissione sulle proprietà istituita nei territori occupati. La sentenza indica a ogni possibile ricorrente, prima di ricorrere alla Corte Europea, di esaurire tutti i mezzi interni disponibili, indirizzandolo alla commissione illegale sulle proprietà e sugli indennizzi nonché ai tribunali nei territori occupati.
    Allo stesso tempo, la Corte Europea nota esplicitamente che i ricorrenti non hanno perso i loro diritti di proprietà e rileva la responsabilità del governo turco nei territori occupati, mentre menziona l’invasione e l’occupazione turca.
    Il governo di Cipro ha ritenuto che tale sentenza sia errata ma che andava comunque rispettata. Ha espresso il parere che la sentenza in questione complicherà il dialogo tra le comunità e ha ripetuto che il problema delle proprietà è una questione squisitamente politica che va risolta al tavolo delle trattative e non attraverso sentenze dei tribunali.

    Le conseguenze dell’invasione e dell’occupazione: Fatti e cifre:
    • Più di un terzo (36,2%) del territorio sotto la sovranità della Repubblica di Cipro rimane sotto occupazione militare turca
    • Circa 200 mila greco- ciprioti, circa un terzo della popolazione totale dell’epoca, sono stati deportati con la forza dalla parte occupata al nord dell’isola, dove costituivano circa il 70% della popolazione. Fino ad oggi è loro impedito di fare ritorno alle loro case e alle loro proprietà. I turco- ciprioti che risiedevano nei territori liberi della Repubblica sono stati forzati dalla loro leadership a spostarsi e a stabilirsi nei territori occupati.
    • Circa 1.400 persone (tra cui alcune centinaia di civili) sono ancora dispersi, mentre la parte turca si rifiuta di cooperare pienamente per verificare la loro sorte
    • Meno di 500 greco- ciprioti e maroniti di Cipro rimasti nei loro villaggi nei territori occupati vivono ancora in condizioni di oppressione, di privazione e di intimidazione. (Alla fine del 1974 nei territori occupati rimanevano circa 20 mila greco- ciprioti. La maggior parte è stata costretta in seguito ad abbandonare le proprie case e a diventare profughi.)
    • Una forza militare con più di 43 mila militari turchi, sostenuta dall’aviazione e della marina militare turca, si trovano tuttora nei territori occupati di Cipro
    • Più di 160 mila coloni sono stati illegalmente trasportati dalla Turchia per colonizzare i territori occupati. Questa azione costituisce parte della politica della Turchia mirante a cambiare l’equilibrio demografico dell’isola.
    • Secondo fonti turco- cipriote, più di 57 mila dei 116 mila turco- ciprioti sono emigrati dall’epoca dell’invasione, a causa delle condizioni economiche, sociali e morali che vigono nei territori occupati
    • Vi è la sistematica usurpazione, appropriazione e sfruttamento illegale delle proprietà nei territori occupati dei greco- ciprioti deportati con la forza dopo l’invasione turca del 1974
    • La Turchia e il regime illegale di occupazione promuovono la sistematica cancellazione dell’identità e dell’eredità culturale, antica di 11 mila anni, nei territori occupati. Riportiamo a titolo di esempio:
    • Alla luce del sole sono effettuati scavi illegali e traffico di antichità con la connivenza o almeno la tolleranza delle forze di occupazione
    • Innumerevoli icone sacre, oggetti ecclesiastici e tesori archeologici sono sottratti e venduti illegalmente all’estero
    • I cimiteri di almeno 25 villaggi sono stati dissacrati e distrutti
    • Centinaia di chiese di monasteri sono state saccheggiate. Di questi:
    • 125 chiese sono state trasformate in moschee. Si tratta di un’antica tradizione ottomana riguardante territori conquistati
    • 67 sono state trasformate in stalle e fienili
    • 57 sono state trasformate in musei, centri culturali o alberghi
    • 17 sono state trasformate in ostelli, ristoranti o depositi militari
    • 25 sono state demolite
    • 229 sono state interamente dissacrate

    CRONOLOGIA

    La storia di Cipro inizia al nono millennio a.C.,
    II e I Millennio a.C. Greci micenei e achei si stabiliscono a Cipro portando sull’isola la civiltà dell’antica Grecia.
    30 a.C.- 330 d.C. Cipro diventa provincia dell’Impero Romano
    330 - 1191 Cipro diventa provincia dell’Impero Bizantino
    1191-1571 Cipro è in mano ai crociati, all’Ordine dei Cavalieri Templari, ai franchi Lusignani (1192-1489) e ai veneziani (1489-1571)
    1571-1878 Cipro è sotto il dominio ottomano
    1878 L’Impero Ottomano concede Cipro in affitto alla Gran Bretagna
    1914 In seguito all’alleanza della Turchia con la Germania nella I Guerra Mondiale, la Gran Bretagna si annette Cipro
    1923 Nel Trattato di Losanna la Turchia rinuncia a tutti i suoi diritti su Cipro
    1925 Cipro viene proclamata Colonia della Corona britannica
    1931 Prima rivolta dei greco- ciprioti contro il dominio britannico
    1950 Makarios III viene eletto Arcivescovo di Cipro
    1954 La Grecia sottopone all’Assemblea Generale dell’ONU la questione dell’autodeterminazione di Cipro
    1955-1959 Lotta dei greco- ciprioti contro il colonialismo britannico
    1959 In seguito agli accordi raggiunti tra la Grecia, la Turchia e la Gran Bretagna a Zurigo e a Londra, Cipro ottiene l’indipendenza
    1960 -16 agosto Proclamazione dell’indipendenza della Repubblica di Cipro
    1963 -30 novembre Il Presidente Makarios propone emendamenti costituzionali che mirano a “superare gli ostacoli al regolare funzionamento e allo sviluppo delle istituzioni”, che sono respinti dalla Turchia e dalla leadership turco- cipriota.
    1964 – 4 marzo Il Consiglio di Sicurezza approva la risoluzione 186 che da allora orienta le iniziative internazionali su Cipro (missione di buoni uffici del Segretario Generale dell’ONU, formazione della Forza di Pace delle Nazioni Unite, conferma dell’indipendenza, sovranità e legittimità della Repubblica di Cipro e del governo di Cipro.
    Marzo - maggio Dispiegamento della forza di pace dell’ONU (UNFICYP)
    Agosto La Turchia lancia attacchi aerei contro Cipro, mentre il Presidente degli USA la ammonisce a non invadere l’isola.
    1965- 26 marzo Il mediatore dell’ONU Galo Plaza nella sua relazione al Consiglio di Sicurezza respinge la proposta turca di separazione geografica delle due comunità di Cipro.
    1967 Una giunta militare si impossessa del potere in Grecia
    A Cipro scoppiano scontri tra le due comunità e la Turchia minaccia di invadere l’isola. La crisi rientra grazie alla mediazione degli Stati Uniti.
    1968 Iniziano sotto l’egida delle Nazioni Unite colloqui tra le comunità greco- cipriota e quella turco- cipriota.
    1972 Accordi di Associazione di Cipro con la CEE
    1974- 15 luglio La giunta militare al governo in Grecia organizza un colpo di stato contro il governo della Repubblica di Cipro
    20 luglio La Turchia invade Cipro con un gran numero di forze di terra, aeree e navali
    20 luglio Il Consiglio di Sicurezza dell’ONU approva la risoluzione 353 che “esige l’immediata interruzione dell’intervento militare straniero nella Repubblica di Cipro”.
    23 luglio Il regime golpista crolla e a Cipro viene restaurato l’ordine costituzionale
    14 agosto La Turchia compie la seconda ondata dell’invasione militare a Cipro e occupa il 36,2% del territorio del paese.
    1 novembre la risoluzione unanime 3212 dell’Assemblea generale dell’ONU (con il voto favorevole anche della Turchia) chiede il ritiro delle truppe straniere da Cipro, rispetto dell’indipendenza, sovranità e integrità territoriale della Repubblica di Cipro, l’interruzione di ogni ingerenza ai suoi affari interni e il ritorno dei profughi nelle loro case in condizioni di sicurezza.
    1977- 12 febbraio Accordo dei Quattro Punti per risolvere la questione di Cipro tra il Presidente Makarios e il leader turco-cipriota Rauf Denktash
    3 agosto Morte del Presidente Makarios, al quale succede Spyros Kyprianou
    1979- 19 maggio Accordo dei Dieci Punti per risolvere la questione di Cipro tra il Presidente Kyprianou e Denktash.
    1983 – 15 novembre La leadership turco- cipriota proclama unilateralmente la cosidddetta “Repubblica Turca di Cipro del Nord” nei territori della Repubblica sotto occupazione militare turca.
    18 novembre Il Consiglio di Sicurezza dell’ONU condanna la “dichiarazione unilaterale di indipendenza”, la definisce “legalmente non valida”, chiede il suo ritiro e fa appello a tutti gli stati di non riconoscerla e di rispettare la sovranità e l’integrità territoriale della Repubblica di Cipro (risoluzione 541/83).
    1987 Protocollo di Unione Doganale tra Cipro e la CEE
    1990 – 4 luglio Cipro presenta domanda di adesione alla Comunità Economica Europea.
    2 aprile Il Consiglio d’Europa rende pubblico il rapporto redatto il 4 ottobre 1983 dalla Commissione Europea dei Diritti dell’Uomo che condanna la Turchia per massicce violazioni dei diritti dell’uomo a Cipro
    27 aprile Rapporto del relatore del Consiglio d’Europa Alfons Cuco sulla composizione demografica delle comunità cipriota che conferma la colonizzazione in massa dei territori occupati da parte di coloni illegali provenienti dalla Turchia.
    1996- 18 dicembre La Corte Europea dei Diritti dell’Uomo – in seguito al ricorso contro la Turchia presentato dalla greco-cipriota Titina Loizidou per violazione del suo diritto ad accedere alla sua proprietà nella città occupata dalla Turchia di Kyrenia- decide che la Turchia è responsabile di violazione dei diritti dell’uomo nella parte di Cipro che occupa.
    1998 – 31 marzo Inizio dei negoziati tra Cipro e l’UE per l’adesione
    1999- 11 dicembre Nelle conclusioni della presidenza del Consiglio Europeo a Helsinki si rileva che la risoluzione della questione di Cipro non costituisce condizione per l’adesione di Cipro all’UE.
    2001 – 10 maggio la Corte Europea dei Diritti dell’Uomo del Consiglio d’Europa giudica la Turchia colpevole di gravi violazioni dei diritti dell’uomo nei territori della Repubblica che occupa dal 1974.
    2002 – 11 novembre Il Segretario Generale dell’ONU Kofi Annan sottopone un piano di soluzione globale della questione di Cipro
    13 dicembre Il Consiglio Europeo di Copenaghen decide di accogliere Ciro come membro dell’’Unione Europea il primo maggio 2004
    2003- 16 aprile La Repubblica di Cipro sottoscrive ad Atene il Trattato di Adesione all’UE
    23 aprile Il regime di occupazione turco annuncia la rimozione parziale delle limitazioni imposte nel 1974 ai movimenti di persone attraverso la linea del cessate il fuoco.
    2004 – 24 aprile La comunità greco-cipriota e quella turco-cipriota votano per il Piano Annan V: il 75,83% dei greco-ciprioti vota no al piano, mentre il 24,17% vota sì. Il 64,91% dei turco- ciprioti vota in favore del piano, mentre il 35,09% vota contro. Il Piano Annan è respinto e reso invalido in ogni sua parte.
    primo maggio La Repubblica di Cipro diventa membro dell’Unione Europea
    2006 – 8 luglio Il Presidente di Cipro Tassos Papadopoulos e il leader turco-cipriota Mehmet Ali Talat si accordano su una serie di principi (Accordo dell’8 luglio) che guideranno il processo di pace a Cipro.
    2008- 1 gennaio Cipro adotta l’euro come moneta nazionale.
    28 febbraio Nel suo discorso di insediamento il nuovo Presidente di Cipro Demetris Christofias promette di intraprendere importanti iniziative per far ripartire il processo di pace.
    3 settembre Il Presidente di Cipro Demetris Christofias e il leader turco-cipriota Mehmet Ali Talat iniziano negoziati diretti sulla questione di Cipro.
    2009- 28 aprile La Corte delle Comunità Europee decide che la sentenza di una Corte della Repubblica di Cipro deve essere riconosciuta e applicata anche negli altri paesi membri dell’UE anche se riguarda terreno situato nella parte di Cipro sotto occupazione turca.
    2010- 31 gennaio il Segretario Generale delle Nazioni Unite Ban Ki-moon inizia una visita di tre giorni a Cipro per sostenere i negoziati.
    2010 -10 febbraio Il Parlamento Europeo approva una risoluzione sul rapporto per il progresso della Turchia durante il 2009 in cui, tra l’altro, si fa appello alla Turchia a favorire un clima adatto per i negoziati, iniziando dal ritiro delle sue truppe da Cipro.
    2010- 5 marzo La Corte Europea dei Diritti dell’Uomo ha deciso che la cosiddetta Commissione per gli indennizzi, instaurata nei territori occupati dalla Turchia, costituisce un’efficace istanza interna del governo turco e non del regime illegale dei territori occupati di Cipro.
    2010- 26 maggio Iniziano negoziati diretti tra il Presidente Christofias e Dervis Eroglu che ad aprile è succeduto Talat alla leadership della comunità turco-cipriota.
























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