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Storia di Cipro


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CENNI SULLA STORIA DELL’ISOLA


Secondo il mito, a Cipro è nata Afrodite, la dea dell’amore e della bellezza. L’isola è una terra antica, con una storia ed una civiltà vecchia di undici mila anni, ma è anche una giovane Repubblica indipendente, nata nel 1960.
Dal punto di vista geografico, Cipro si colloca tra tre continenti: l’Europa, l’Asia e l’Africa. Proprio il fatto di trovarsi al punto d’incontro tra grandi civiltà ha inciso a fondo sulla secolare storia dell’isola.
Collocata nel Mediterraneo nord-orientale, Cipro, con un’estensione di 9.251 km quadrati, è la terza isola in ordine di grandezza, dopo la Sicilia e la Sardegna. Il suo clima è tipicamente mediterraneo, con più di 300 giorni di sole nel corso dell’anno.
Secondo il censimento del 1960, la popolazione di Cipro ammontava a 572.707 persone, delle quali il 77,1% erano greco-ciprioti, il 18,2% turco-ciprioti, 1,1% maroniti, armeni e cattolici di rito latino ed il restante 3,6% appartenente ad altre comunità.
In base alle norme della Costituzione del 1960, le comunità armene, maronite e di rito latino hanno optato di aderire alla comunità greco- cipriota. Attualmente (gennaio 2005) la popolazione dell’isola ammonta a 837.300 persone, delle quali 651.100 (77,8%) appartengono alla comunità greco- cipriota, 88.100 (10,5%) alla comunità turco-cipriota e 98.100 (11,7%) sono cittadini di altri paesi residenti a Cipro.
Le lingue ufficiali dell’amministrazione pubblica sono il greco ed il turco, mentre l’inglese è ampiamente diffuso.
La storia dell’isola è tra le più antiche del mondo, dal momento che risale al nono millennio a.C.. Tra il XIII ed l’XI secolo a.C. vi si stabilirono greci, achei e micenei, civiltà che diedero una chiara impronta ellenica all’isola.
A causa della sua posizione strategica e delle ricchezze naturali, ben presto Cipro divenne oggetto di contesa tra le varie potenze che di volta in volta presero il predominio nell’area: i Fenici, gli Assiri, gli Egizi, i Persiani, la dinastia dei Tolomei, i Romani, gli Arabi, i Franchi, i Veneziani, i Turchi Ottomani ed infine i Britannici, hanno tutti lasciato la loro impronta sull’isola, contribuendo così a trasformarla in un vero e proprio museo all’aperto.
Questo però non ha impedito ai ciprioti di assimilare creativamente le varie influenze esercitate sull’isola, senza perdere la propria identità. Le splendide ceramiche orientali, ad esempio, divennero presto ceramiche tipicamente cipriote. Mentre l’arco gotico divenne elemento caratteristico dell’architettura popolare.
Cipro divenne uno Stato indipendente e sovrano nell’agosto del 1960, come previsto dagli accordi di Zurigo e di Londra, dopo una lotta armata di liberazione contro il dominio coloniale britannico avvenuta tra il 1955 e il 1959.
Nella Repubblica di Cipro vige il sistema di governo presidenziale, che prevede una netta distinzione tra i poteri esecutivo, legislativo e giudiziario. La Costituzione attribuisce il potere esecutivo al Presidente ed al Vice Presidente (carica che spetta ad un turco- cipriota e attualmente vacante), insieme con il Consiglio dei Ministri. Il potere legislativo è esercitato dalla Camera dei Rappresentanti. Il potere giudiziario appartiene alla Corte Suprema, alle Corti Penali ed alle Corti Distrettuali.
Fin dalla sua fondazione nel 1960, la Repubblica di Cipro è diventata membro delle Nazioni Unite e nel corso degli anni è entrata a far parte in pratica di tutti gli organismi specializzati dell’ONU. Cipro è anche membro del Commonwealth, del Consiglio d’Europa, del World Trade Organization e dell’Organizzazione per la Sicurezza e la Cooperazione in Europa.
Il primo maggio 2004 Cipro è entrata formalmente a far parte dell’Unione Europea, concludendo così un lungo percorso, cominciato con la domanda per la piena adesione presentata nel 1990.
Cipro ha sempre fatto parte della famiglia delle nazioni europee. L’adesione all’UE era una scelta naturale, dettata dalla sua cultura e civiltà, dalla sua storia e dalle sue tradizioni, come pure dalla sua adesione agli ideali europei di democrazia, libertà e giustizia.
Ora tutti i ciprioti in possesso del passaporto della Repubblica di Cipro sono considerati cittadini europei a tutti gli effetti, anche se l’applicazione delle norme e dei regolamenti comunitari (l’acquis communautaire) è stata sospesa nel territorio sotto occupazione turca, poiché rimane irrisolta la questione di Cipro e la riunificazione dell’isola.
In assenza di una soluzione politica, il governo di Cipro fornisce i servizi essenziali ai turco-ciprioti, anche se perdurano le condizioni proibitive imposte dalla occupazione militare e dalla divisione forzata. Un numero sempre maggiore di turco- ciprioti ha potuto ottenere un vasto ventaglio di servizi, come il sussidio di disoccupazione, l’assistenza medica gratuita e servizi sociali ed educativi. Questo è avvenuto grazie ad una serie di iniziative politiche innovative e di misure concrete sancite dal governo nel mese di aprile 2003, quando la parte turca ha abolito parte delle restrizioni illegali, imposte fin dal 1974, alla libera circolazione delle persone attraverso la linea del cessate il fuoco.
Queste iniziative vanno nella direzione indicata dalla politica del governo, intesa a rafforzare la fiducia e lo spirito di riconciliazione tra le due comunità, a promuovere la riunificazione di Cipro e la reintegrazione del suo popolo e della sua economia.

L’INVASIONE E L’OCCUPAZIONE MILITARE TURCA

Il popolo della neonata Repubblica di Cipro non ha potuto godere a lungo dei frutti delle sue lotte e dei suoi sacrifici.
Ben presto è diventato evidente che alcune norme degli Accordi di Zurigo e di Londra e della Carta Costituzionale favorivano più la paralisi istituzionale, il conflitto interno e le interferenze straniere, piuttosto che la pace, l’armonia ed il rispetto per la sovranità di Cipro.
I tentativi di riformare la Costituzione furono respinti dalla parte turca, mentre la dirigenza turco- cipriota si allineò alla strategia turca di imporre a lungo termine una politica di segregazione e di spartizione. Questo fu evidente durante gli scontri intercomunitari degli anni 1963-64, quando fu tracciata la “linea verde” per dividere in due Nicosia, NONCHé dagli sforzi costanti messi in atto dagli estremisti turco- ciprioti per promuovere i progetti espansionisti e di spartizione di Ankara.
Il colpo di Stato del 15 luglio 1974, promosso dal governo militare allora al potere in Grecia contro il governo legittimo della Repubblica di Cipro, ha offerto alla Turchia il pretesto a lungo atteso per invadere l’isola il 20 luglio 1974, in violazione della Carta delle Nazioni Unite, della legalità internazionale e dei principi che regolano i rapporti tra le nazioni.
Il risultato fu che le forze armate turche occuparono il 36,2% del territorio dell’isola (nella parte settentrionale, dove si trova il 70% delle risorse economiche) che rimane ancora oggi sotto il controllo dei militari turchi. Centoquarantaduemila greco- ciprioti -un quarto della popolazione- furono deportati, diventando profughi nel loro stesso paese, mentre i turco- ciprioti furono trasferiti nella parte settentrionale occupata, applicando così la politica turca di segregazione etnica. Circa 1.476 persone furono disperse in seguito all’invasione e non è stato mai possibile accertare la loro sorte, poiché la Turchia si è sempre rifiutata di cooperare in questo caso, pur avendo un carattere umanitario.
La “Linea Attila” (la Turchia chiamò in codice “operazione Attila” l’invasione militare a Cipro) divide in due Cipro fin dal 1974. Dopo quattro secoli di pacifica coesistenza in villaggi, città e posti di lavoro misti, le due maggiori comunità dell’isola- i greco- ciprioti ed i turco-ciprioti- furono separate con la violenza.
Questi avvenimenti provocarono grandi sofferenze ed ingenti perdite materiali. Vi fu il concreto pericolo di un crollo dell’economia del paese. Si doveva fornire un tetto ed un nuovo lavoro ai rifugiati, bisognava provvedere alle loro prime necessità.
Quarantatre mila soldati turchi, armati con le armi più moderne, continuano a stazionare illegalmente nell’isola. In tutti questi anni circa 122.000 coloni provenienti dalla Turchia sono stati condotti a Cipro e stabiliti nella zona occupata, in violazione della legalità internazionale, al fine di cambiare l’equilibrio demografico dell’isola. Le gravi condizioni imposte dalle truppe di occupazione turche hanno favorito la massiccia emigrazione dei turco- ciprioti dalla zona occupata. Il risultato è che oggi la somma dei militari e dei coloni turchi è maggiore del numero dei turco- ciprioti rimasti.
Per consolidare la divisione imposta de facto, la dirigenza turco- cipriota ha unilateralmente proclamato nel 1983 la formazione di uno “stato indipendente” nei territori occupati. Questo atto di secessione contro la Repubblica di Cipro fu considerato “legalmente nullo” dal Consiglio di Sicurezza dell’ONU, che ne chiese il ritiro. Nessun paese al mondo, eccetto la Turchia, riconosce questo regime illegale.
Il regime illegale ha anche portato avanti una politica di “turchizzazione” forzata dei territori occupati, distruggendo molti dei monumenti che costituiscono un patrimonio culturale di 11.000 anni: toponimi greci sostituiti da turchi; atti di vandalismo contro monumenti e cimiteri; aree archeologiche distrutte e luoghi di culto sconsacrati; tesori d’arte religiosa e reperti archeologici d’inestimabile valore – parte del patrimonio culturale dell’umanità- saccheggiati e contrabbandati all’estero. Nonostante le reiterate proteste del governo cipriota, gli scavi illegali ed il saccheggio delle antichità continuano tuttora.
Un altro avvenimento drammatico riguarda le sempre più frequenti espulsioni forzate dei greco- ciprioti dai loro villaggi sotto occupazione militare turca. Nel 1974 in queste enclaves vivevano 20.000 greco- ciprioti, ora ne sono rimasti meno di 550, per la maggior parte anziani con più di 60 anni di età.

ECONOMIA

Malgrado le molteplici difficoltà che ha dovuto affrontare fin dall’indomani della dichiarazione d’indipendenza, aggravate dalla catastrofe del 1974 e dalla persistente occupazione straniera nella parte settentrionale, la Repubblica di Cipro è riuscita a raggiungere risultati considerevoli.
Nel 1960 il governo di Cipro ha ereditato un’economia di carattere coloniale, arretrata e sottosviluppata. La base produttiva era inadeguata e l’attività economica segnata da fattori di instabilità.
L’agricoltura non ha mai contribuito con più del 18% al Prodotto Interno Lordo, nonostante impiegasse il 45% della forza lavoro. Più del 50% delle entrate proveniva dalle esportazioni di minerali. Per quanto riguarda il resto delle esportazioni, per il 32% si trattava di prodotti agricoli non lavorati e solo per il 19% di prodotti industriali, ma anche in questo caso erano per lo più prodotti agricoli lavorati.
La situazione non era diversa negli altri campi. In media solo il 43% dei ragazzi tra i 12 ed i 17 anni di età frequentava le scuole secondarie. Inoltre, solo il 28% delle abitazioni rurali disponeva di corrente elettrica e solo il 7% di acqua corrente.
Ci furono molti fattori che contribuirono al rapido sviluppo economico e sociale della neonata Repubblica: le sane politiche macroeconomiche applicate dai governi che si sono succeduti dal 1960; l’adozione di un sistema economico orientato verso il libero mercato; una comunità imprenditoriale dinamica e flessibile; una forza lavoro ad alta specializzazione; una stretta cooperazione tra il settore pubblico e le parti sociali. Ma, soprattutto, l’industriosità ed il duro lavoro del popolo cipriota. Egualmente significativo fu anche il consolidamento delle istituzioni democratiche.
Nel periodo dal 1960 al 1974, Cipro si è gradualmente trasformata da paese esportatore di prodotti agricoli e minerali (e da esportatore di prodotti lavorati nella seconda metà degli anni ’70), in una delle più importanti destinazioni dei flussi turistici ed in un importante centro di servizi.
Cipro oggi può vantare risultati economici di ottimo livello: ha un rapido tasso di sviluppo, garantisce condizioni di pieno impiego ed ha avuto una stabilità interna ed esterna per quasi tutto il periodo del dopo indipendenza.
La debole economia coloniale si è trasformata in una moderna economia che offre servizi dinamici grazie ad infrastrutture e condizioni sociali avanzate.
In termini di reddito pro capite, la Banca Mondiale classifica Cipro tra i paesi a reddito alto. Il tasso medio annuo di crescita negli ultimi cinque anni era del 3,6% circa, mentre nello stesso periodo l’inflazione media è rimasta al 2,9% ed il tasso di disoccupazione non ha superato il 3,45%. Inoltre, Cipro nel 2003 ha ottenuto il venticinquesimo posto nell’Indice di Sviluppo Umano delle Nazioni Unite.
Questa impressionante trasformazione è dovuta al fatto che si è saputo sfruttare abilmente i vantaggi comparativi dell’isola, a cominciare dall’alto livello dell’istruzione e dagli standard di vita della popolazione, fino alla posizione geografica vantaggiosa, alla mitezza del clima ed allo sviluppo delle infrastrutture necessarie, in particolare aeroporti, porti e telecomunicazioni.
Negli ultimi anni hanno assunto particolare rilievo il settore del commercio di transito, nonché il sempre crescente uso di Cipro come base off shore per operazioni finanziarie internazionali.
Con un reddito pro capite di 20.660 dollari USA nel 2004 (mentre nel 1961 era di 500 dollari USA), con un tasso di disoccupazione del 3,6% della popolazione attiva nel 2004, che pressoché equivale alla piena occupazione, e con un tasso d’inflazione del 2,3% nel 2004, la Repubblica di Cipro si trova in posizione favorevole tra i paesi membri dell’UE.
La riuscita integrazione della tecnologia più avanzata nel processo economico, il costante miglioramento delle infrastrutture dell’isola e l’alta produttività e qualità della forza lavoro cipriota, hanno trasformato Cipro in centro per il commercio di transito, per i trasporti navali internazionali e gli affari finanziari, contribuendo in maniera significativa allo sviluppo economico di tutta l’area.
Nel momento in cui aderiva all’Unione Europea, Cipro ha varato efficaci riforme economiche e strutturali che hanno cambiato l’ambiente economico dell’isola. Sono stati aboliti dazi e restrizioni quantitative per tutti i prodotti manifatturieri o agricoli che traggono origine da Cipro e da altri paesi dell’UE. Vi è stata piena liberalizzazione del commercio e dei tassi d’interesse, mentre sono stati rimossi i controlli sui prezzi e le restrizioni sugli investimenti. Il settore finanziario privato può investire in progetti per la costruzione e la gestione di infrastrutture ed è stato abolito il monopolio nel settore delle telecomunicazioni.
Cipro si è vista trasformare in crocevia strategico nel Mediterraneo orientale, fungendo da ponte tra l’Unione Europea ed il sempre più importante mercato mediorientale.
Nello stesso tempo, Cipro si è guadagnata una solida reputazione come efficace trampolino di lancio per chi vuole investire nell’Europa centrale ed orientale.
Nel primo anniversario dell’adesione all’Unione Europea, il 25 aprile 2005, Cipro ha ottenuto un importante obiettivo economico: la lira cipriota ha aderito al Meccanismo del Tasso di Scambio Europeo (ERM II), condizione questa per l’adesione all’ Unione Economica e Monetaria (UME). Il tasso di scambio della lira cipriota è stato fissato a 1 euro = 0,58527 lire, con una fascia fissa di oscillazione attorno al 15%. Questo accordo dovrebbe portare all’economia di Cipro benefici concreti e tangibili ed accelerare lo sviluppo delle politiche sociali del governo.
Fermamente decise ad applicare una politica fiscale sana ed equilibrata, essenziale al fine di preservare la stabilità macroeconomica e garantire la sostenibilità del processo di convergenza, le autorità cipriote hanno altresì annunciato misure concrete per migliorare ulteriormente i risultati economici dell’isola e raggiungere gli standard richiesti dall’area dell’euro. Cipro valuta di aderire all’area dell’euro nel 2007.

OGGI

Oggi la Repubblica di Cipro è una moderna democrazia europea con un sistema di telecomunicazioni in grado di comunicare direttamente con pressoché tutti i paesi del mondo; con una delle flotte commerciali più grandi del pianeta, che conta 1.932 navi iscritte nel suo registro; con più di mille società d’affari internazionali che operano dai loro uffici, pienamente equipaggiati, collocati a Cipro.
L’Unione Europea è il principale partner commerciale di Cipro. Assorbe più del 50% delle esportazioni dell’isola e fornisce più del 50% delle importazioni.
L’invasione militare turca del 1974 è stato un duro colpo per il turismo dell’isola, poiché ha portato alla perdita del 65% delle istallazioni alberghiere, nonché dell’Aeroporto Internazionale di Nicosia. Malgrado ciò, c’è stata una rapidissima crescita nel settore turistico. Oggi il turismo è una delle voci più importanti dell’economia cipriota. Nel 2004 hanno visitato Cipro 2,35 milioni di turisti, spendendo l’equivalente di 988 milioni di lire cipriote* in valuta straniera. Nel 1960 i turisti erano 25.700 e la valuta spesa equivaleva ad appena 1,8 milioni di lire cipriote.
Il clima salubre di Cipro, le bellezze naturali, l’abbondanza di monumenti archeologici, una popolazione con un alto grado di istruzione, servizi di qualità elevata, nonché la tradizionale ospitalità dei ciprioti, rendono l’isola il luogo ideale per trascorrere un periodo di vacanze.
Progressi significativi sono stati ottenuti anche nel campo sociale. Nel 2001 il 68,4% circa delle famiglie era proprietaria della casa in cui abitava. L’analfabetismo, che nel 1961 riguardava il 20% circa della popolazione, ora è praticamente scomparso. A livello internazionale, il sistema di istruzione superiore di Cipro occupa un posto di grande rilievo. Il numero degli studenti iscritti ad istituti d’istruzione superiore a Cipro o all’estero nell’anno accademico 2003-2004 era di 38.480 persone. Dal 1992 l’isola dispone anche di un’università statale.
L’assistenza sanitaria, sia pubblica che privata, è di ottimo livello ed in via di continuo miglioramento. La mortalità infantile, che nel 1960 era del 40 per mille, è scesa al 4,1 nel 2003. L’aspettativa media di vita, che nel 1950 era di 65 anni, nel 2003 è salita a 81,4 anni per le donne ed a 77 anni per gli uomini. Nel 1961 vi era un medico ogni 1.470 abitanti, nel 2003 (vi era) uno ogni 384.
La ferma volontà di salvaguardare l’indipendenza e la sovranità della Repubblica di Cipro, insieme con i progressi ottenuti in ogni campo fin dall’epoca della dichiarazione d’indipendenza, nonché la determinazione di svolgere sempre un ruolo attivo e costruttivo nell’ambito dell’UE, sono i fondamenti su cui si basa l’incessante lotta dell’isola per restaurare i principi di libertà e di giustizia in tutto il suo territorio.
Le Nazioni Unite hanno intrapreso varie iniziative per risolvere la questione di Cipro e riunire l’isola. Dal 1975 si sono svolti più volte negoziati tra le due comunità. Malgrado ciò, ogni progresso è stato immancabilmente ostacolato dalla parte turca: quest’ultima sostiene una soluzione del problema che, in effetti, perpetuerebbe la divisione dell’isola e la renderebbe ostaggio di interessi stranieri, mentre la comunità greco- cipriota insiste nella effettiva riunificazione dell’isola, al riparo da interferenze straniere, che consenta al suo popolo di godere dei benefici dell’adesione all’UE, in un contesto economico nuovamente integrato.
L’ultima iniziativa, in ordine di tempo, delle Nazioni Unite è consistita nella presentazione da parte del Segretario Generale di un piano per una soluzione complessiva della questione di Cipro. Il 24 aprile 2004 è stato chiesto al popolo di Cipro di approvare o respingere la proposta del Segretario Generale dell’ONU (denominata Piano Annan V), attraverso lo svolgimento simultaneo di due referendum separati per le due comunità. Una chiara maggioranza del 75,8% dei greco- ciprioti ha respinto il Piano Annan, nella convinzione che il testo definitivo non era equilibrato e non soddisfaceva le loro principali esigenze riguardo alla sicurezza, nonché al carattere funzionale e durevole che deve avere la soluzione. Il 64,9% dei turco- ciprioti ha votato in favore del Piano. Con il loro voto, i greco-ciprioti, ovviamente, non hanno respinto la riunificazione di Cipro, che rimane il loro principale obiettivo, ma solo questo specifico Piano sottoposto al loro giudizio, poiché non portava ad una vera riunificazione dell’isola ed alla reintegrazione del suo popolo e della sua economia.
Fermamente orientato al raggiungimento di questo obiettivo, il governo di Cipro si è sempre costantemente impegnato per creare le condizioni necessarie ad intraprendere negoziati sostanziali e costruttivi sotto gli auspici delle Nazioni Unite, al fine di raggiungere un accordo che segni la soluzione funzionale e definitiva della questione di Cipro, nel nuovo contesto creato dall’adesione di Cipro all’Unione Europea.
L’aspirazione del popolo di Cipro è quella di ottenere una soluzione funzionale e durevole, in grado di permettere alle comunità greco- cipriota e turco- cipriota di vivere insieme in amicizia, come hanno fatto per tanti secoli nel passato, e godere insieme i vantaggi dell’adesione all’UE. Una volta riunificato il paese, già pienamente integrato all’Unione Europea, il popolo di Cipro potrà sfruttare al massimo il potenziale offerto dalle diversità culturali e dalle sue capacità, ottenendo prosperità in condizioni di pace e sicurezza.

DATI E CIFRE SULLE CONSEGUENZE DELL’INVAZIONE ED OCCUPAZIONE TURCA

  • Il 36,2% del territorio di Cipro rimane tuttora sotto occupazione.
  • 142.000 greco- ciprioti – circa un quarto della popolazione totale- sono stati espulsi con la violenza dalla parte settentrionale occupata dell’isola, dove costituivano circa il 70% della popolazione, e sono tuttora privati del loro diritto a fare ritorno alle loro case ed alle loro proprietà. I turco- ciprioti che vivevano nella zona libera sono stati trasferiti dalla loro leadership nell’ area occupata.
  • Circa 1.476 persone (comprese alcune centinaia di civili) sono ancora disperse e la parte turca si rifiuta di cooperare per accertare quale sia stata la loro sorte.
  • Circa 535 ciprioti greci e maroniti vivono tuttora nei loro villaggi (enclaves) nell’area occupata, in condizioni di oppressione, privazioni ed intimidazione. (Alla fine del 1974 nelle enclaves vivevano 20.000 persone, la maggioranza delle quali fu costretta ad abbandonare le loro case ed a diventare profughi).
  • 43.000 soldati turchi, equipaggiati con armi tecnologicamente avanzate e sostenuti dall’aviazione e dalla marina militare turca, si trovano tuttora nella zona occupata.
  • 122.000 coloni provenienti dalla Turchia sono stati illegalmente trasferiti ed hanno colonizzato l’area occupata, allo scopo di alterare la struttura demografica dell’isola.
  • 57.000 dei 116.000 turco- ciprioti, secondo fonti turco- cipriote, hanno scelto di emigrare dalla zona occupata fin dall’indomani dell’invasione, a causa della profonda crisi economica, sociale e morale che perdura in quella area.
  • Il regime illegale applica metodicamente un piano a lungo termine per sradicare nella zona occupata un’identità culturale e storica che ammonta a 11.000 anni fa:
  • 77 chiese sono state trasformate in moschee.
  • 133 chiese e monasteri sono stati sconsacrati.
  • 18 chiese sono usate dalle forze di occupazione come magazzini, caserme o infermerie.
  • 13 chiese sono usate come depositi o come fienili.
  • Una chiesa è stata trasformata in albergo.
  • Una chiesa è stata affittata ed usata come scuola d’arte.
  • I cimiteri di almeno 25 villaggi sono stati sconsacrati e distrutti.
  • Innumerevoli icone, oggetti d’arte religiosa e tesori archeologici di ogni genere sono stati rubati e contrabbandati all’estero.
  • Gli scavi illegali ed i saccheggi di reperti archeologici sono all’ordine del giorno grazie al coinvolgimento delle forze occupanti.
  • I toponimi greci sono stati arbitrariamente sostituiti (con)da toponimi turchi.

    GRECO-CIPRIOTI 77,1%
    TURCO- CIPRIOTI 18,2%
    MARONITI E ARMENI 1,1%
    ALTRI 3,7%

    Nota: a) Le cifre si riferiscono al censimento del 1960
    b) Proprietà della terra: greco- ciprioti 83,2%, turco- ciprioti 16,8% (Distribuita su tutto il territorio di Cipro con l’esclusione del demanio pubblico)




    IMPATTO DELL’INVASIONE TURCA DEL 1974 SULL’ECONOMIA DI CIPRO

    E’ stato perso il:
  • 70% del Prodotto Lordo
  • 65% delle strutture di accoglienza turistica e
  • 87% dei posti letto negli alberghi in costruzione
  • 83% del movimento merci al porto di Famagosta
  • 40% degli edifici scolastici
  • 56% dei prodotti di miniere e cave
  • 41% della produzione zootecnica
  • 48% delle esportazioni agricole
  • 46% della produzione industriale
  • 20% delle foreste demaniali






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